La scienza deve combattere lo scetticismo sui vaccini

del Prof. Maurizio Bifulco su “La Città di Salerno”

Che la vaccinazione, al pari di un qualsiasi intervento sanita­rio, possa comportare la possibile, seppur molto rara, com­parsa di effetti collaterali, quasi sempre lievi o moderati, è indubbiamente fuori discussione. Ma che, da questa considerazio­

ne oggettiva, si passi a ritenere questa pratica profilattica altamen­te pericolosa, al punto da indurre sempre più genitori ad impedir­ne la somministrazione ai propri figli, è totalmente irragionevole.
Parere non personale, ma dell’intera comunità scientifica, che non può tacere di fronte a un sempre più marcato scetticismo generato da scandali e bufale circolate negli ultimi anni anche a mezzo stampa, e soprattutto attraverso la rete e i social media, pronti ad asso­ciare la somministrazione di vaccini nei neonati alla comparsa di un gran numero di patologie, primo tra tutti l’autismo. Nessuna
correlazione è stata attualmente dimostrata, ribadisce anche l’Organizzazione mondiale della sanità. Nonostante tali rassicurazio­ni, si continua ad assistere in Italia a u n netto calo della copertura vaccinale: i dati dell’istituto superiore di sanità e dal ministero del­la Salute parlano di soglie di vaccinazione obbligatoria contro po­liomielite, tetano, difterite ed epatite B al di sotto del 95% e di vaccinazioni consigliate per morbillo, parotite e rosolia inferiori all’86%,
entrambe al di sotto degli obiettivi minimi del piano nazionale 2012-2014.
Un calo che n o n riguarda solo la popolazione infantile: il nume­ro delle vaccinazioni antinfluenzali in tutte le fasce d ’età ci pone, in quest’ultimo triennio, in fondo tra i Paesi dell’Europa Occidentale. Scelte che non mancano di provocare anche serie conseguenze: l’ultimo in ordine di tempo è il caso di u n a neonata morta di per­tosse presso il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, troppo piccola
per essere sottoposta al vaccino, ma vittima innocente della ridu­zione della cosiddetta “immunità di gregge”, u n a forma di prote­zione dalle infezioni che tutela dal contagio di malattie infettive anche l’individuo non vaccinato in quanto appartenente a u n a comu­nità in cui il tasso di vaccinazione e quindi di immunizzazione è pa­ri almeno al 95%. I vaccini agiscono quindi su due fronti, garanten­do una protezione individuale e una, ancora più importante, di
massa. Infatti i soggetti vaccinati, oltre ad essere protetti dall’infe­zione, no n fungono da serbatoi per l’incubazione di virus e batteri responsabili delle malattie infettive impedendone la diffusione e determinandone, in questo modo, l’eradicazione.
Un principio questo che è risultato utile nell’applicazione su lar­ga scala tanto da riuscire a debellare in passato patologie che, in al­cuni casi, falcidiavano intere popolazioni, come il vaiolo o la difte­rite. Immemori di così tanta efficacia, in qualche modo vittime di una informazione troppo spesso affidata al fai da te, dell’allarmismo che si basa solo su ipotesi no n provate che sulle verità scienti­fiche, si alimenta un dibattito da talk-show, distorcendo o spetta­colarizzando le informazioni, soprattutto in rete. E così, per un ec­cessivo oltre che ingiustificato e insano senso di protezione verso i bambini, neghiamo proprio a loro, ai quali il diritto alla salute do­vrebbe essere garantito, il pieno accesso a quei presidi medici che, ricordiamo, sono pur sempre sottoposti a rigorose sperimentazio­ni e controlli per garantirne sicurezza ed efficacia. Nella scelta da che parte stare bisogna pensare in primo luogo ai propri figli, senza dimenticare i figli degli altri. Si tratta di quei neonati che sono anco­ra troppo piccoli per essere vaccinati, di bambini affetti da gravi patologie croniche, per i quali, n o n potendo vaccinarsi, resta solo la
protezione garantita dall’immunità di massa. Per ognuno di questi
bambini che muore è responsabile l’intera comunità che ha detto
no ai vaccini. Qualora fossero ancora presenti dei dubbi o si navi­gasse nell’incertezza di ricorrere o meno al vaccino, occorre invita­re a fare, anche autonomamente, soprattutto razionalmente, un bi­lancio tra il rischio associato ad u n a mancata vaccinazione e quello della comparsa di eventuali effetti collaterali, che incoraggia deci­samente il ricorso alla pratica vaccinale, visto che i vaccini salvano ogni anno circa 2 milioni e mezzo di vite. Come già sperimentato fi­
no agli anni ’70 ed ’80, tra l’altro, il governo potrebbe decidere per
un’azione di forza: l’accesso alle scuole potrebbe avvenire solo do­po vaccinazione, pena l’esclusione.

L ’autore è presidente della facoltà di Farmacia e Medicina presso L’Università di Salerno

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