WikiSpesa: Comunità Montane

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Le comunità montane sono enti territoriali locali istituiti con legge 3 dicembre 1971, n. 1102 e ora disciplinato dall’art. 27 del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico sugli enti locali). Si tratta di enti pubblici ad appartenenza obbligatoria, costituiti con provvedimento del presidente della giunta regionale tra comuni montani e pedemontani, anche appartenenti a province diverse. Lo scopo della loro istituzione era la valorizzazione delle zone montane, tramite l’esercizio di funzioni proprie, conferite, nonché l’esercizio associato di funzioni comunali.

Proprio l’efficienza nella realizzazione delle funzioni conferite alle comunità e i loro costi sono stato oggetto ricorrente nel dibattito pubblico riguardante gli enti cosiddetti “inutili” nel contesto delle revisioni di spesa pubblica rese sempre più urgenti dalla situazione finanziaria dello Stato italiano.

Si sono così succeduti diversi tentativi governativi di soppressione, come quello introdotto dalla Finanziaria 2008, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, che ha affidato la competenza in materia alle Regioni. Anche le regioni però che procedono all’abrogazione rischiano di incorrere in ricorsi al Tar come nel caso del Piemonte da parte della Comunità montana Alpi del Mare, il cui ricorso, attualmente in attesa di responso, mira ad annullare la deliberazione della giunta regionale che aboliva altre 21 comunità. Il Governo Monti ne ha proposto allora una razionalizzazione e il decreto 7 agosto 2012 riguardante la spending review ha sancito infatti che le comunità montane potranno continuare a sopravvivere trasformandosi in Unioni di comuni con maggiori poteri ma meno costi attesi in ragione dell’unione appunto di più enti.

Formalmente ne rimarrebbero 72 sulle 300 attive nel 2008, in gran parte concentrate in Valle d`Aosta (8), Trentino Alto Adìge (23), Lombardia (23), Veneto (19), Emilia Romagna (10), Marche (9). In realtà, considerando le comunità montane in fase “prolungata di liquidazione”, al 2014 sono 201 i cosiddetti “enti fantasma” che nonostante siano formalmente aboliti ricevono fondi pubblici per il pagamento degli stipendi del personale ma non fondi per l’erogazione dei servizi.

In Sicilia sono state abolite nel 1986. In Friuli-Venezia Giulia sono state reintrodotte nel 2004 tre anni dopo la loro abolizione. In Sardegna sono state abolite nel corso del 2007. Il Molise, dopo aver proposto una riduzione, le ha abolite. In Lombardia dal 2009 le comunità montane sono calate da 30 a 23. La Puglia le aveva abolite, ma la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittimo tale atto. In Liguria sono state ridotte da 19 a 12 nel 2009 e in seguito soppresse dal 1º maggio 2011.
Costi


Ogni anno le regioni trasferiscono alle comunità montane 150 milioni di euro per la spesa degli stipendi dei dipendenti e 164 milioni per il costo delle guardie forestali (7.500). Le comunità spendono annualmente 14,9 milioni di euro in consulenze, tuttavia la manutenzione dei boschi si è ridotta per mancanza di fondi destinati proprio a tale primaria funzione che le comunità avrebbero dovuto garantire. «Un assurdo, da anni chiediamo una riorganizzazione omogenea del sistema in tutto il Paese, che trasformi le Comunità in unioni di Comuni in modo da poter dare indipendenza economica a questi enti e ottenere veri risparmi mettendo insieme servizi», dice Enrico Borghi, presidente della commissione della montagna dell’Anci.
Gli “enti fantasma”


Uno dei casi più noti degli “enti fantasma”, aboliti ma finanziati, è la Comunità delle Murge, che comprende il Comune di Palagiano, a meno di 40 metri dal livello del mare, divenuto mediaticamente rilevante proprio per le caratteristiche non solo di inefficienza ma soprattutto non propriamente “montane”. La Puglia ha chiuso questa Comunità nel 2008. L’ente è però di fatto ancora composto da un liquidatore e due dipendenti: «Ci hanno chiuso ma solo formalmente, perché noi veniamo ancora a lavorare in attesa di essere trasferiti da qualche parte», dice un funzionario; tuttavia né i Comuni, né la Regione hanno capacità di spesa per farsi carico dei loro stipendi. Stessa situazione si verifica in Molise, con le sei Comunità soppresse di cui cinque però ancora in liquidazione perché non si riesce a pagare i creditori. Qui, la Regione ha erogato 5 milioni di euro per pagare gli stipendi: «Ovviamente — ha detto l’assessore agli Enti locali Antonio Chieffo all’indomani dello stanziamento — quello del pagamento degli stipendi ai dipendenti è soltanto un aspetto. Nei prossimi mesi auspichiamo un’immediata collocazione di tutto il personale».

Anche in Campania la Regione versa alle Comunità i fondi necessari per pagare i 677 stipendi, così come in Calabria le 20 Comunità mantengono 516 persone ed anche in Umbria si verifica una situazione analoga. In quest’ultime regioni gli addetti sono in numero sproporzionatamente maggiore che in Lombardia (390) e in Veneto (183), inoltre le Comunità del Sud, oltre a mantenere i dipendenti, devono garantire le giornate lavorative a quello che è noto come “l’esercito dei forestali”, con difficoltà nel loro impiego dovute alla mancanza di fondi per realizzare progetti sulla tutela dei boschi.
Casi più curiosi ed eclatanti di spreco


Le inchieste sulle Comunità Montane hanno fatto emergere casi particolarmente clamorosi di sperperi pubblici, considerati tali almeno per l’incongruenza di improbabili attività finanziate dagli enti rispetto al loro scopo, la manutenzione delle montagne. La Comunità Montana Riviera di Gallura (11 Comuni di cui solo tre montani e otto costieri) ha destinato circa 50mila euro per arredare la sala riunioni. Nel bando per la fornitura di mobili e attrezzature, i consiglieri hanno dimostrato dettagliate esigenze particolarmente costose da soddisfare: «scrivanie in legno massello a lavorazione artigianale e inserto da scrivano in pelle verde Senato inserito nel piano» e «poltroncine in tessuto renna, colore verde Senato, braccioli in poliuretano con inserti in legno verniciato, alzo gas movimento decentrato, scocca unica in multistrato di pioppo o faggio curvato, regolazione in altezza tramite pistone idraulico anti-choc», poltroncine con schienale basso per i consiglieri, alto per il presidente, una ventina con scrittoio e nella parte frontale delle scrivanie intagli raffigurante lo stemma degli undici Comuni membri dell’ente.
 La Comunità gallurese è invece attiva a livello internazionale: per promuovere il turismo in Sardegna, ha organizzato workshop a Stoccolma, a Londra, in Germania e in Svizzera e si appresta ad una missione in Cina.
 La Comunità dell’Appennino faentino mantiene un gemellaggio con Limoges e i Comuni della Comunità LAurance et Glane. Nel dicembre 2007, una delegazione romagnola ha trascorso cinque giorni oltralpe, tema della visita: «Le lotte sociali nel Limousin all’inizio del XX secolo». Quattro anni prima, un altro viaggio in Francia aveva avuto invece motivazioni dichiaratamente meno impegnate, ossia la partecipazione al 14° Torneo internazionale di calcio Jeunes de Pentecoste di Nieul a Couzeix. Le comunità toscane della Mediavalle e della Garfagnana hanno promosso, con altri enti e associazioni, una serata di solidarietà per raccogliere fondi per l’acquisto di apparecchiature mediche da destinare all’ospedale Sagrado Corazon de Jesus di Basavilbaso, provincia di Entre Rios, Argentina. La Comunità Terminio Cervialto ha inviato una delegazione a New York per organizzare un concerto musicale dedicato agli irpini d’America.
 Oltre a curiosi funzioni diplomatiche esercitate nel mondo, le Comunità Montane presentano rilevanti interessi in campo economico. La comunità del Casentino dichiara partecipazioni in dieci società per azioni, tra le quali Arezzo Innovazione (sviluppo settore manifatturiero) a Fidi Toscana (agevolazioni nell’accesso al credito). La Comunità Molise centrale era azionista di una società, la Sea, che si occupava della raccolta differenziata dei rifiuti, con risultati fallimentari e deficit di 150mila euro al mese.

Fonte: WikiSpesa

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