Bentornato contante

di Carlo Lottieri 

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Facendo seguito a promesse di qualche tempo fa, il premier Matteo Renzi ha deciso di alzare il tetto al di sotto del quale è lecito utilizzare denaro contante. Si potranno pagare con banconote acquisti fino a 3mila euro, lasciandosi alle spalle quell’assurda limitazione di mille euro risalente al 2011, quando Mario Monti fissò una soglia davvero unica, irragionevole, fuori dal mondo. Si era arrivati a quella cifra gradualmente ed il primo a intervenire era stato Romano Prodi nel 2008, introducendo un limite di 5mila euro, ma dopo di lui sul tema si era intervenuti a varie riprese.
Ora Renzi giustifica la propria iniziativa con argomenti di buon senso, a partire dal fatto che ogni barriera di questo genere ostacola il commercio. E non a caso non fu estesa agli stranieri. Il premier ha scelto il livello «francese» e ha resistito alle critiche provenienti da quanti ritengono che, in tal modo, si darebbe un aiuto agli evasori e perfino alla malavita. In realtà, l’idea di limitare l’uso del contante – e ciò vale anche per questa nuova soglia, solo un po’ meno alta – è profondamente illiberale. Per due ragioni fondamentali.
In primo luogo si vieta al proprietario di un bene di disporne come vuole. Se io ho diecimila euro e voglio darli a un’altra persona, ad esempio in cambio di una motocicletta, dov’è il crimine? Per quale motivo la legge deve impedirlo? Presumere che quei soldi siano frutto di una qualunque azione illegale significa anticipare un giudizio anche in assenza del minimo elemento. Chi difende la proprietà deve allora proteggere pure il diritto a usare il contante, e una società in cui la proprietà non è rispettata non è una società libera.
C’è poi un altro argomento, che dovrebbe mettere in allarme anche qualche progressista. Coloro che avversano il contante hanno in mente una società in cui ogni transazione economica, o quasi, ha luogo tramite registrazione bancaria: bonifico o altro. Per quale motivo? L’idea è che lo Stato e, in particolar modo, l’amministrazione fiscale debbano poter controllare ogni nostro movimento.
Non c’è nulla di sorprendente in tutto questo. Il welfare State contemporaneo ha bisogno di una quantità crescente di risorse: sottrae oltre la metà della ricchezza prodotta e, nonostante ciò, è carico di debiti. Per tale motivo ha assoluto bisogno di entrare in ogni più celato aspetto della nostra vita, così da saper estrarre la quantità massima di ricchezza. Il Grande fratello che ci osserva in ogni momento non è più una distopia letteraria: è in larga misura una necessità della macchina finanziaria di Stato, che ha bisogno di assorbire risorse e, per fare questo con efficacia, deve impedire che i privati occultino anche una piccola parte dei loro redditi e della ricchezza di cui dispongono.
Il denaro contante è una ricchezza davvero privata: che sta nelle mani di qualcuno e che altri non vedono e non conoscono. Difendere il contante di fronte alle pretese del Leviatano è quindi una battaglia di libertà e di giustizia. C’è da sperare che il limite innalzato a 3mila euro sia solo un primo passo.

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