Il ruolo di comparsa dell’Italia

di Angelo Giubileo

arendeuro

Il 21 ottobre u.s., la Commissione Europea (http://ec.europa.eu/atwork/index_it.htm) si è riunita avendo tra i punti all’ordine del giorno la definizione delle proposte da inoltrare al Parlamento, al Consiglio e alla Banca centrale europei, in ordine alle misure da prendere per completare il processo dell’integrazione economica e monetaria.

A tale proposito, più che scarso, quasi inesistente è il dibattito che si è svolto e si svolge nel nostro paese. Qualcosa di molto simile a quanto accaduto e accade in vista dell’approvazione definitiva del TTIP, il Trattato sul commercio e gli investimenti che gli USA e l’Unione Europea stanno negoziando da oltre due anni. Sempre in settimana, tra il 19 e il 23 u.s., a Miami in Florida, si è svolto l’undicesimo round per l’Accordo definitivo, che sembra ormai prossimo.

Ciò premesso, affermo che è piuttosto evidente come entrambi i dibattiti, senz’altro decisivi per il futuro anche del nostro paese, siano assenti in Italia perché l’Italia e i rispettivi governi succedutisi negli ultimi anni non sono stati e non sono in grado di parteciparvi da protagonisti. Non a caso, forse, nella settimana appena trascorsa, l’immagine che più è rimbalzata dai palcoscenici della politica europea è stata quella della stretta di mano, non certo appassionata, tra la cancelliera Merkel e Silvio Berlusconi. Perché in Italia succede che gli stessi politici non abbandonano mai il teatro e, a parte le doverose pause, restano sempre lì pronti ad occupare la scena.

Ma, ritorniamo alle proposte presentate dalla Commissione Europea.

In breve, le proposte di legge sono tre: I) l’assunzione da parte della UE, nell’ambito del FMI, di un’unica funzione di rappresentanza. La qual cosa, significa che i 28 paesi membri dell’Unione assumano una sola voce comune nell’ambito dell’organismo di maggiore cooperazione mondiale, al quale aderiscono oggi quasi 200 nazioni; II) l’istituzione di un Consiglio di bilancio comune a tutti i 28 paesi membri dell’Unione. Una proposta chiaramente in linea con la precedente, che avrebbe il pregio di superare le divisioni economiche e monetarie ispirate ai sovranismi e populismi degli stessi stati membri; III) la formazione di Consigli di competitività all’interno di ognuno dei paese membri dell’Unione, al fine di fronteggiare le decisioni, spesso avverse all’integrazione, delle authority nazionali che tendono a sostituirsi agli organi di governo tradizionali.

In tutti i casi, si tratta dunque di iniziative che mirano ad una maggiore cooperazione e integrazione dell’economia e delle monete a livello internazionale e globale. Fatti essenzialmente positivi, che dimostrano come la situazione in Europa e nel mondo sia, né ferma al palo né in standby, in piena corsa. Nonostante gli apparenti populismi, catastrofismi e inettitudini di governo, che sovrabbondano nei dibattiti, così come in Italia.

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