La grande fuga da Malthus

di Alberto Mingardi su “IBL

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L’errata diagnosi dell’esplosione della popolazione da parte della della stragrande maggioranza degli economisti e degli scienziati sociali, insieme alle calamità causate dalle politiche sbagliate che ne sono conseguite, hanno rappresentato i più gravi fallimenti intellettuali ed etici di un secolo che, di fallimenti, non è certo stato avaro». La citazione viene da La grande fuga. Salute, ricchezza e origini della disuguaglianza (pubblicato in Italia dal Mulino con prefazione di Giovanni Vecchi), il libro di Angus Deaton, Premio Nobel per l’Economia 2015. Sin dal titolo, è evidente il richiamo a Fuga dalla fame. Europa, America e Terzo Mondo (1700-2100), un aureo saggio di Robert Fogel, Premio Nobel per l’Economia 1993. Fogel, uno dei pionieri della cliometria (la storia economica fatta coi numeri), ha dato conto del miglioramento parallelo di salute e standard di vita. Aspettativa di vita alla nascita, altezza e peso tendono a progredire assieme. Gli esseri umani sono diventati più ricchi e più grossi perché hanno cominciato a mangiare di più. Ciò a sua volta esige una maggiore produzione di cibo. Che è possibile solo quando la rivoluzione industriale cambia radicalmente le tecniche produttive.

Deaton non è uno storico dell’economia, le motivazioni del Premio Nobel segnalano i suoi studi sui comportamenti di consumo, ma sulla scia del lavoro di Fogel ha scelto di allargare le maglie del concetto di “benessere”. Così facendo, è riuscito ad offrire un quadro più completo della “grande fuga” dalla condizione “normale” dell’umanità: la miseria. Dal 1850 al 2000, nel Regno Unito la speranza di vita alla nascita è praticamente raddoppiata. Nei sei decenni che ormai ci separano dalla seconda guerra mondiale, possiamo osservare riduzioni senza precedenti nei tassi di mortalità e una rapida crescita del reddito medio,ovunque nel mondo .Anche le diseguaglianze vanno “lette” guardando anzitutto alla salute degli individui. Nei Paesi poveri, ogni anno un terzo dei morti sono bambini sotto i cinque anni. In quelli ricchi, più dell ‘8o% dei decessi riguardano individui oltre i sessant’anni. Sono queste le dimensioni della diseguaglianza che ci debbono allarmare (anche se Deaton è allarmato da come, in Occidente, la concentrazione delle ricchezze potrebbe determinare meccanismi di cattura del potere politico). È la crescita economica il fatto cruciale: «la crescita pone più denaro nelle tasche delle famiglie, che sono maggiormente in grado di nutrire i loro figli,così come nelle tasche dei governi, mettendoli in condizione di migliorare acquedotti, fognature e di eliminare gli animali nocivi».

Proprio l’attenzione alle diverse determinanti del benessere ha portato Deaton a prendere posizioni eterodosse. Egli ritiene, dando ragione a Peter Bauer, a lungo tempo profeta inascoltato, che gli aiuti allo sviluppo possano fare più male che bene, consolidando leadership politiche per nulla illuminate. E, come già ricordato, ha preso di petto l’idea che la diminuzione dei tassi di incremento della popolazione sia un viatico verso un maggiore benessere (riduciamo le bocche da sfamare, ce ne sarà di più per tutti). Per Deaton, ci possono essere buone ragioni per provare a limitare la dimensione dei gruppi familiari ma esclude ve ne siano per una forma di «controllo delle nascite da parte di soggetti estranei, quali governi stranieri e istituzioni internazionali».

I chierici del mondo ricco hanno tradito i dannati della terra, pensando che una dimensione tanto privata e tanto importante del loro essere uomini e donne fosse “pianificabile” da altri. Ma prima ancora che la prognosi, era la diagnosi ad essere sbagliata. «A dispetto dei profeti di sventura,l’esplosione della popolazione non ha precipitato il mondo nella carestia e nella miseria più nera. Anzi, l’ultimo mezzo secolo ha visto non solo la riduzione della mortalità che ha prodotto l’esplosione, ma anche una fuga di massa proprio da quella povertà e quella privatizzazione avrebbero dovuto essere causate dall’aumento della popolazione stessa». La grande fuga è per l’appunto quella dalla trappola malthusiana.

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