La prima scia chimica non si scorda mai

di M. Dell’Orto su “The Fielder

scie_chimiche

La teoria delle scie chimiche assume ogni giorno di piú i contorni della «madre di tutti icomplotti». La teoria e la sua propaganda sono talmente diffuse, soprattutto via social network, che l’unico modo per rimanerne all’oscuro sarebbe trasferirsi su Marte; ma, a beneficio dei venticinque lettori che la ignorassero, la riassumerò brevemente. Le scie bianche che gli aerei lasciano in cielo non sarebbero normali scie di condensazione, bensí composti chimici irrorati in atmosfera.

Questo è tutto quanto si possa dire in generale, perché poi ogn’altro dettaglio ha versioni diverse e tanto numerose quanto le stelle del firmamento. Che cosa, chi, come, perché. Sono vaccini; no, veleni; no, virus; no, metalli. Sono state le case farmaceutiche; no, è opera dei militari e della NATO; no, dei Rothschild in combutta coi Rockefeller, anche se forse sono la stessa cosa, chissà; no, sono stati i governi; non è vero, sono i rettiliani che vengono dallo spazio, o dalla terra cava sotto l’Antartide; oppure gl’«Illuminati» — e comunque sempre con una spolverata di massoneria, buona per tutte le stagioni. I prodotti chimici sparsi nei cieli senza risparmio sono disciolti nel carburante degli aerei; no, sono in serbatoi e spruzzati da appositi ugelli; non è vero, anzi sono vere tutt’e due, solo che sono prodotti diversi. E comunque usano aerei bianchi privi d’insegne — ma che dico? No, sono gli aerei delle compagnie a basso costo. Infatti, i prezzi li tengono bassi perché sono pagate dalla NATO, che cosí li usa come copertura. E in ogni caso dentro non ci sono i passeggeri, bensí decine e decine di serbatoi pieni di schifezze chimiche.

Ma è sui motivi che davvero ci si sbizzarrisce. Ne cito solo qualcuno, preso da un sito di coraggiosa controinformazione: «distruzione della coltre d’ozono (forse è un effetto collaterale dell’operazione, ma non è escluso che sia un fine scientemente perseguito)»; «inquinamento degli ecosistemi per determinare un incremento esponenziale del costo delle risorse idriche e agricole residue (dimostrato empiricamente)»; «modificazione del DNAumano in modo da impedire un’evoluzione genetica (ipotizzato da numerosi ricercatori, tra cui Tom Montalk)»; «creazione d’un ambiente atto alla proiezione d’immagini olografiche in vista d’una falsa invasione aliena (ventilato da qualche studioso e collegato al Progetto Blue Beam)».

Quindi: si distrugge l’ozono, per caso ma forse no, cosí si riducono le risorse agricole mentre s’evita che gli esseri umani mutino il DNA e diventino degli X-Men, cosa molto utile quando si farà finta d’esser invasi dagli alieni: putacaso che a qualche supertizio venga l’idea di far l’eroe e mandare tutto a monte! E le altre motivazioni non sono dammeno, credetemi. Mi sento sinceramente grato per quest’esperienza: immergersi in questo mare magno di cospirazioni e complotti è impresa degna di Casaubon, il protagonista del Pendolo di Foucault.

La storia dietro quest’enorme e terribile complotto inizia, come d’uso, negli Stati Uniti. A metà degli anni Novanta, un conduttore radiofonico ipotizzò che nelle scie lasciate dagli aerei ci potessero essere sostanze tossiche. Egli recuperò dei campioni di carburante, e li fece analizzare da un microbiologo di sua conoscenza, ma i risultati non furono mai pubblicati. Un paio d’anni dopo, in un’e-mail spedita a una lista tematica sul bioterrorismo, si parlò di notevoli tracce d’un pericoloso pesticida rinvenute nel carburante, ma senza fornire alcun dettaglio delle analisi compiute, e nel 1999 la notizia fu ripresa da una nota radiotrasmissione dedicata ai misteri di dubbia origine, paragonabile ai nostri Voyager oMistero. La Rete fece il resto, diffondendo la teoria in ogni angolo dell’orbe terracqueo molto piú efficacemente d’un pesticida trasportato da unjet.

In Italia, essa pare aver trovato terreno assai fertile, sia per il numero di seguaci, sia per la loro granitica solidità nella fede. Se il numero di manifestazioni e presídi organizzati dalle varie associazioni a difesa del cielo blu non fosse sufficiente a farvi percepire la misura del successo, vi basti sapere che sul tema sono state fatte quattordici interrogazioni parlamentari, cui ovviamente è stato dedicato del tempo per la doverosa risposta.

Ho parlato di «cielo blu», ma in effetti non tutti sono d’accordo sul fatto che il cielo sia davvero blu: il colore sarebbe indotto da «composti chimici di manganese di-bromo [sic] e di-fluoro-benzidina [sic]. I composti sono stati aggiunti alle scie chimiche dimodoché la luce non viene piú riflessa, ma rifratta». Questa citazione dimostra il coraggio dei nemici dei tanker (cosí vengono chiamati gli aerei «irroratori»), che non si fanno spaventare né dai poteri forti né dalle leggi della fisica. Cito da un altro sito di riferimento per i «veri credenti»:

Le scie di condensa sono provocate dalla trasformazione del vapore acqueo, prodotto dalla combustione del carburante, in aghetti di ghiaccio, causata dalle condizioni d’umidità, pressione e temperatura che si riscontrano solo ad alte quote di volo. Secondo la NASA, lecontrails [: le scie di condensazione «genuine»] si formano quindi ad altitudini in genere superiori agli 8.000 metri, valori d’umidità relativa superiori al 72% e temperature inferiori a −41° Celsius. Qualsiasi velivolo che rilasci copiose scie a quote inferiori e condizioni d’umidità e temperatura non idonee è un aereo chimico. […] Le scie chimiche vengono definite tali per il semplice motivo che non sono scie di condensazione (contrails), ma sono generate artificialmente, a quote e condizioni di temperatura e umidità non idonee alla formazione delle scie di condensa tipiche. Le scie di condensa, infatti, si formano a quote superiori agli 8.000 metri, valori d’umidità superiori al 72% e temperature inferiori a −41° Celsius.

In queste parole c’è del vero, del falso e un pizzico d’ignoranza. Le affermazioni riguardo alle condizioni in cui si formano le scie di condensazionesono vere ma incomplete, poiché non sono leggi scritte nella pietra, e quindi è falso che tutti gli altri siano «aerei chimici». Di fatto, chi crede nelle scie chimiche ignora, talvolta ostinatamente, che l’aria è un fluido: come tale, essa non è omogenea, ed è decisamente difficile da modellare e vincolare rigidamente a una serie di parametri di temperatura, quota e umidità relativa come quelli descritti. Per capirlo, basta consultare la pagina Wikipedia delle equazioni usate per descrivere il modello, ossia quelle di Navier–Stokes:

In fluidodinamica, le equazioni di Navier–Stokes sono un sistema d’equazioni differenziali alle derivate parziali che descrivono il comportamento d’un fluido stokesiano. […] La loro soluzione analitica generale rappresenta attualmente uno dei problemi irrisolti della matematica moderna. […] Nel caso generale coinvolgono, infatti, cinque equazioni scalari differenziali alle derivate parziali e 20 variabili. […] A causa della loro non linearità, le equazioni di Navier–Stokes non ammettono quasi mai una soluzione analitica (una soluzione esatta), ma esclusivamente numerica (una soluzione approssimata con un metodo numerico).

Supponendo che siate sopravvissuti a questo piccolo assaggio, dovreste aver iniziato a immaginare che valutare in quali condizioni si trovi un fluido come l’aria non è proprio un gioco da ragazzi. Se, tuttavia, temete che anche Wikipedia e la fluidodinamica siano al soldo del Nuovo Ordine Mondiale e del Gruppo Bilderberg, vi suggerisco di compiere un piccolo esperimento: andate in bagno o in cucina, aprite il rubinetto dell’acqua, chiudetelo, svitate il filtro all’estremità, e riaprite il rubinetto. Notato delle differenze?

Senza il filtro (piú correttamente rompigetto) l’acqua esce dal rubinetto con movimenti casuali e imprevedibili: è la condizione del flusso dell’acqua lasciato libero di muoversi. E l’acqua, in quanto liquido, è un fluido molto piú «gestibile» d’un gas come l’aria. Eppure, quando si fa notare ch’è assurdo pensare di poter valutare «a occhio» la quota d’un aereo e le condizioni dell’aria a quella quota, e che queste condizioni possono influire sul naturalissimo fenomeno delle scie di condensazione, la reazione è di sberleffo, come se si fosse tentata una facile scappatoia. No, non è una scappatoia: è scienza.

Il campionario delle castronerie legate alla teoria delle scie chimiche è vasto e non privo di spunti divertenti, anche grazie al fatto che alcuni di costoro paiono refrattari alle regole tanto della fisica quanto della grammatica, infilando strafalcioni da matita blu. L’elenco sarebbe esteso e comunque sempre incompleto. Una delle caratteristiche della teoria, infatti, è d’esser elastica e adattabile a qualunque sciocchezza vi venga in mente; e forse è proprio questo il segreto del suo successo. Se poi non avete prove per sostenerlo, che importa? Qualcuno pronto a crederci e a farvi eco, lo troverete di sicuro; e — si sa — una bugia ripetuta un sufficiente numero di volte suona quasi come la verità. In Rete potete trovare una gran mèsse di fonti e riferimenti, migliori e piú dettagliati di quanto mi sia possibile, dal sito del CICAP a quelli dei debunker (cosí si definisce chi cerca di «stanare» le bufale), come Paolo Attivissimo. (Per semplificarvi la vita, vi riporto il collegamento a una ricerca su Google.)

L’aspetto che mi preme di piú indagare, invece, è come un adulto, presumibilmente scolarizzato, possa cascare in un simile tranello, smentito dalla scienza e dai fatti. Gli elementi che rilevo piú frequenti sono essenzialmente due: 1) il sincero bisogno d’avere un nemico lontano e indistinto su cui sfogare la propria aggressività, sia per dargli la colpa (anche inconsapevolmente) delle proprie frustrazioni, sia per sentirsi come l’eroico cavaliere che affronta l’invincibile drago (che l’epica battaglia avvenga solo dietro un computer è un dettaglio); 2) l’apparente determinazione a pretendere di sapere tutto — di poter conoscere e comprendere, per «diritto», anche i fenomeni piú complessi senza la benché minima preparazione.

Al primo si può guardare con una certa indulgenza. Il desiderio di sentirsi eroi è, in fondo, umano e comune a tutti; fa parte di quella molla che ci spinge, tra le altre cose, a leggere un romanzo fantasy, a vedere un film d’azione o a giocare a un videogioco. Nessuno, in tutta onestà, potrebbe condannare qualcuno perché si mette a fare il «leone da tastiera».

Diverso atteggiamento per il secondo aspetto. Per diventar ingegnere, ho dovuto superare un esame di meccanica dei fluidi: posso assicurare che non è affatto un argomento facile, e mi sarebbe stato impossibile se non avessi avuto gli strumenti matematici e teorici appresi negli anni precedenti. Che la proverbiale casalinga di Voghera pretenda di poter dire la sua s’una materia come questa è, come minimo, sintomo d’arroganza, oltreché di profonda ignoranza. Questo è inaccettabile: l’ignoranza non è una colpa, ma farsene un vanto o presumere d’aver il diritto di metter bocca su ciò che non si comprende non è un’opzione, né dal punto di vista morale, né per il proprio stesso bene.

Ho (volutamente) trascurato di contemplare chi agisce in malafede, chi dice «Esistono le scie chimiche! Compra il mio libro per saperne di piú» o, peggio, «Esistono le scie chimiche! Compra il mio prodotto per proteggerti». Costoro sono dei truffatori, punto. Il buonsenso, unito all’umiltà di riconoscere i propri limiti, è un buon aiuto per mettersi al riparo da questi imbonitori e venditori di fumo — chimico o no.

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