Boldrini, obelisco e non solo

di Giulia Cortese

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Dopo le discusse affermazioni di Laura Boldrini riguardo l’obelisco al Foro Italico di Roma con la scritta “Mussolini dux” – termine, quest’ultimo, che, secondo la signora, dovrebbe essere cancellato – il coro di voci critiche sul suo conto si sta facendo via via più forte. Da Philippe D’Averio a Vittorio Sgarbi, passando per gli stessi politici di area PD, il dissenso e la protesta sono montati ad una velocità impressionante. A fare da grancassa, sia alle dichiarazioni che al successivo malcontento, sono il web e i social network.  Il popolo di internet ha dimostrato la propria contrarietà, sia riguardo alle esternazioni della Presidente della Camera (che è nota per la sua propensione al politicamente corretto) sia, in generale, al suo ruolo istituzionale. Da chi promuove un selfie davanti all’obelisco in segno di dissenso, a chi ne chiede le dimissioni, la polemica sugli atteggiamenti della Boldrini non pare calmarsi, con o senza la promozione dei partiti politici. Sarà interessante vedere se la protesta potrà sfociare in una manifestazione comune, o se il tutto sarà rimandato, magari, alla prossima dichiarazione.

Sarà colpa del sessismo, che non risparmia nessuno, neanche una donna charmant, di modi e aspetto distinto, con un buon curriculm, dedicato a una persistente e coerente battaglia per i diritti civili. Oppure sarà per via della contrarietà dei suoi detrattori politici, che non hanno digerito che una signora della buona borghesia marchigiana – madre antiquario, padre avvocato, ottime entrature nei salotti chic – sia riuscita a ricoprire la terza carica dello Stato, passando per il partito di Nichi Vendola. Sono frequentemente causa di irritazione le sue numerose esternazioni, piene di enfasi, a favore delle fasce più deboli della società.  La presidente della Camera è diventata una figura divisiva.

Il 21 aprile sera, in un accorato appello televisivo, ha sollecitato l’Europa a non ostacolare l’arrivo degli immigrati – clandestini e non – sottolineando che la chiave per risolvere il problema è la risoluzione dei numerosi conflitti che insanguinano il medio-oriente e l’Africa. Una prospettiva di lungo periodo che non dà risposte all’emergenza del momento. “La migrazione è fattore strutturale che va dove c’è domanda. Gli immigrati che vengono da noi non hanno scelto di venire per motivi economici , ma scappano dalle guerre”. In un intervento del 2014, che sembrava più simile a una lezione universitaria, la Boldrini ha spiegato che “quelli che vogliono lavorare vanno nel Golfo dove vivono in situazioni al limite dell’accettabile”.  La signora, certo grazie alle sue doti e alla sua tenacia, si è occupata, nella sua carriera precedente, di temi umanitari, prima alla Fao, poi all’Onu nel 1989. Infine, c’è stato l’approdo all’Alto commissariato per i rifugiati nel 1998. Ha ricevuto, negli anni, numerose Medaglie e riconoscimenti, compresa la nomina, nel 2009, ad “Italiano dell’anno” da parte di Famiglia Cristiana.

A molti non piacciono i suoi cliché sui disagiati (cattolica, ha raccontato che da piccola suo padre le faceva recitare il rosario in latino), inizialmente sembrava essere apprezzata, capace di suscitare empatia grazie alla sua sensibilità. Ha notoriamente una forte personalità, che la contraddistingue.  Ha dimostrato, poi, una propensione alle esternazioni estemporanee. Fra le sue numerose gaffe, vi è il commento alla sparatoria di fronte a Montecitorio, che ha suscitato numerose critiche:  la signora Boldrini, dimenticandosi del suo ruolo istituzionale, il 28 aprile 2013 ha twittato (e poi dichiarato pubblicamente): “Chi ha sparato a Palazzo Chigi era disperato per la perdita di lavoro. Urge dare risposte, perché la crisi trasforma le vittime in carnefici”. Una frase infelice, forse anche ingenua, che ha sollevato molta polvere. Soprattutto sui social network. Il direttore del telegiornale de La7, Enrico Mentana, in un tweet, due giorni dopo la dichiarazione della Boldrini, ha cinguettato: “Definire Preiti vittima che diventa carnefice, come fa Laura Boldrini, dà alibi sociale all’orrore del cittadino che si fa giustizia da sé”. È forse anche per questo motivo, che gli insulti sul web di cui è stata vittima, non hanno suscitato un vero moto di indignazione. Il tutto è sconfortante per lei, che ha fatto dell’indignazione una molla per entrare in politica. “Mi sono candidata per indignazione”, ha ribadito più volte.

Quanto al totale delle sue presenze alla Camera, i numeri parlano chiaro e sembra proprio che alla Boldrini spetti lo sgradevole titolo di “assenteista”. A farne le “spese”, è Roberto Giacchetti. Il democratico, nonostante il ruolo di vice che condivide con altri tre, si è trovato a presiedere ben 111 sedute: solo 9 in meno della sua titolare. Giachetti, insomma, è il vero presidente di Montecitorio. Allora, sorge spontaneo domandarsi come la signora Boldrini impieghi il suo tempo. C’è chi le dice la Presidente si stia preparando per un futuro politico ancora non chiaramente delineato.

La Boldrini, intanto, ha annunciato che sarà presente, il 25 aprile, nella “rossa” Reggio Emilia e lì sarà difficile non cantare “Bella ciao”. “La Resistenza – ha sottolineato – è stato un movimento nazionale collettivo, uno dei pochi nel nostro Paese. I partigiani non hanno voluto rimanere sotto il giogo della dittatura e hanno deciso di rimboccarsi le maniche e fare la propria parte. La democrazia – ha aggiunto – non è un dono dato una volta per sempre, bisogna alimentarlo continuamente e c’è bisogno di buoni cittadini”. Sacrosanto, ma forse il tono didattico andrebbe leggermente attenuato.

Fonte: www.futuro-europa.it

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