Crollo vaccinazioni, la psicosi genera epidemie

di M. Dell’Orto su TheFielder.net

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Date alcune notizie di stampa, e soprattutto il gran clamore con cui vengono diffuse, è inevitabile, anzi categorico, tornare a parlare di vaccini. Nell’arco delle ultime due settimane di novembre, TV e giornali hanno dato conto della morte d’alcune persone legando il triste evento alla vaccinazione antinfluenzale, in particolare a uno dei diversi vaccini presenti sul mercato, il Fluad della Novartis. Le vittime sarebbero una ventina di persone, in maggioranza d’età superiore agli ottant’anni e affette da altre malattie di varia gravità. Da notare che i decessi sono avvenuti in tempi diversi: da meno di ventiquattrore dalla vaccinazione a più giorni dopo.

Apriti cielo! Prevedibili come un aumento delle tasse, sono piombati su tutti i social network i soddisfatti sproloqui di chi nei vaccini non ha mai creduto e non crederà mai, forte d’avere finalmente la prova provata che tutte le sue denunce contro la mefistofelica «Big Pharma» erano fondate; di più, sacrosante. Tutto ciò potrebbe essere smontato con strumenti semplici e alla portata di chiunque: un minimo di senso critico e un briciolo di buonsenso. Tristemente, però, dobbiamo registrare che talvolta questi talenti vengono offuscati, e occorre fare chiarezza.

Tanto per cominciare, disinneschiamo il punto principale: non c’è alcuna prova scientifica che quelle persone siano morte a causa del vaccino. Al massimo, con rigoroso approccio scientifico, si può dire che sono morte dopo essere state vaccinate, ma non «a causa di».

Nel dettaglio, prendiamo il profilo delle presunte vittime, e consideriamo che il vaccino è fortemente consigliato proprio alle persone anziane e il cui stato di salute renderebbe pericolosa anche una banale influenza.

Già queste informazioni smonterebbero qualunque teoria. Se muoiono persone anziane e malate, incolpate i vaccini? Per usare una metafora sentita in molti film: se senti rumore di zoccoli in un ippodromo, pensi sia una zebra?

Ogni giorno, in media, muoiono più di un migliaio di persone anziane. Sicuramente molte fra loro hanno elementi in comune: sono andati in macchina, hanno guardato la TV, hanno bevuto acqua, hanno respirato… Per la stessa logica applicata a una ventina di casi, si dovrebbero vietare automobili, TV, acqua e aria.

Si consideri, poi, che di quel vaccino sono state somministrate più d’un milione di dosi. Ammesso e non concesso che quei 20 siano morti per il vaccino, si tratta d’un tasso di rischio dello 0,002%: probabilmente la cura più sicura al mondo.

Dovrebbe esser inutile, a questo punto, aggiungere che tutti i test ed esami condotti in seguito hanno dato risultato negativo e ribadito la sicurezza del prodotto; test ed esami motivati sostanzialmente solo dal clamore del pubblico, anziché da veri sospetti medici.

A monte di tanto clamore ci sono fenomeni, ahimè, noti. Un falso studio ben poco scientifico, di cui abbiamo già parlato, ha dato la stura alla diffusione di teorie mai confermate in una popolazione che non ricorda più i tempi in cui i vaccini non esistevano. Tempi in cui era diffuso il vaiolo. Tempi in cui i bambini morivano di morbillo o rimanevano deturpati dalla poliomielite. Tempi in cui l’influenza poteva raggiungere milioni di persone, soprattutto quelle più deboli.

> Vaccino e autismo, tra credulità e ciarlataneria

Quest’ultimo punto, in particolare, è la più subdola e perniciosa conseguenza del rifiuto dei vaccini. Chi ha la fortuna d’avere figli sani può, forse, permettersi il lusso di non farli vaccinare e proclamarlo su Facebook, ma non per tutti è così. Il 28 gennaio, il New York Times ha riportato l’appello d’un padre che chiede di non mandar a scuola i bambini non vaccinati, per il bene di suo figlio.

Rhett ha sei anni ed è leucemico. La sua malattia è, per fortuna, in remissione, ma le cure lo rendono immunodepresso, ossia molto più vulnerabile d’una persona sana anche a un banale raffreddore. Per lui il morbillo potrebbe essere realmente letale. La sua speranza è riposta nell’immunità di branco — quel cordone di protezione costituito dalle persone vaccinate e quindi immuni, che possono impedire alla malattia d’arrivare, di contagio in contagio, fino a Rhett.

Meno persone si vaccinano, più facilmente il virus o il bacillo potranno trovare una strada per arrivare a colpire anche chi non si può difendere: bambini leucemici come Rhett, persone che hanno appena ricevuto un trapianto d’organi, malati di cancro sottoposti a cicli di radioterapia o chemioterapia, o altri ancora.

Recenti studi hanno dimostrato una correlazione tra lo scoppio di piccole epidemie di morbillo e il rifiuto dei vaccini. Dove ci si vaccina di meno, ci si ammala di più. Dove ci si ammala di più, bambini come Rhett rischiano di più la morte.

Da una parte ci sono la salute di un bambino di sei anni e il suo diritto d’andar a scuola senza chiudersi in una tuta a tenuta stagna. Dall’altra, la pretesa di dare credito a sciocchezze mai provate, anzi ripetutamente smentite dalla scienza e dai fatti. È così difficile decidere da che parte schierarsi?

Per approfondire

http.//www.cdc.gov/measles/cases-outbreaks.html

http.//www.michigan.gov/mdch/0,4612,7-132-2942_4911_4914-240419–,00.html

http://www.washingtonpost.com/blogs/wonkblog/wp/2015/01/27/californias-epidemic-of-vaccine-denial-mapped/

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