Olio di Palma: vietato non parlarne male. Operazione verità/2

Continua la nostra “operazione verità” sull’olio di palma, dopo l’articolo di Luciano Capone che ha ricevuto tantissimi feedback. E’ lo stesso Capone, con un suo nuovo articolo pubblicato su “Strade” a continuare questa “battaglia”.

di Luciano Capone

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Se abbiamo deciso che fa male, come vi permettete di dire che non fa male?”. C’è un salto di qualità nella crociata contro l’olio di palma, che non riguarda più solo il confronto tra chi usa argomenti distorti e più volte confutati in una guerra che non ha alcuna base logica o scientifica, ma proprio il diritto ad opporsi e a smontare questa campagna ideologica pseudo-salutista. Succede infatti che l’Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), che opera in un settore in cui l’uso dell’olio di palma è essenziale, ha promosso – a sue spese e in modo trasparente – una pubblicità a favore dell’uso dell’olio di palma su alcuni quotidiani. Le imprese hanno cercato di spiegare perché lo usano e perché non è dannoso se assunto all’interno di una dieta bilanciata. Apriti cielo! E’ arrivata nientemeno che la denuncia all’antitrust da parte del Fatto Alimentare , perché gli argomenti usati sarebbero, testuale, “ingannevoli”.

Non è di per sé una bella cosa che un organo d’informazione usi un atteggiamento così intimidatorio nei confronti di chi cerca di spiegare le proprie ragioni, che tra l’altro sono confermate dai dati e dalle evidenze scientifiche. E invece no, dell’olio di palma non si può che parlare male. E’ chiaro che quella di Aidepi è una campagna pubblicitaria, non sarà la verità rivelata, ma il compito di un sito di informazione è quello di smentire, approfondire, spiegare, non fare denunce. Ma la vicenda assume dei contorni paradossali se a scegliere la strada dei tribunali per stabilire la “verità” è chi fino ad oggi non ha esitato a manipolare dati ed evidenze scientifiche per alimentare questa caccia alle streghe.

Un esempio su tutti: qualche mese fa su Strade avevamo parlato con Elena Fattore, responsabile dell’Unità valutazione di rischio degli inquinanti ambientali dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che insieme ad altri ricercatori ha effettuato uno degli studi più approfonditi in circolazione sull’olio di palma. Questo è quel che ci aveva detto: “non è emerso che l’olio di palma desse un profilo negativo rispetto ad altri oli. Dalle nostre ricerche e dalla valutazione della letteratura sull’argomento non ci sono evidenze scientifiche per sostenere che l’olio di palma sia dannoso. Evidentemente ci sono altre motivazioni, che non sono scientifiche“. Un giudizio netto, chiaro, e inequivocabile per chiunque avesse letto lo studio.

Eppure proprio il Fatto Alimentare, che di questa campagna protezionistica finora è stata la voce più forte, è riuscito a pubblicare un articolo che ribaltava i risultati dello studio. Una manipolazione tanto grossolana che ha costretto la stessa ricercatrice a rispondere al Fatto alimentare con una dura lettera:

“Vorrei fare notare che la descrizione da voi pubblicata non riflette assolutamente il contenuto e i risultati riportati nello studio originale (…). I risultati dello studio, al contrario, indicano che quando l’olio di palma viene sostituito agli altri principali grassi o oli presenti nella dieta non vi sono delle evidenze scientifiche solide di un suo ruolo negativo per quanto riguarda il rischio di malattie cardiovascolari. Vorrei anche segnalarle che a giugno 2014 ero stata contattata da una sua collaboratrice, alla quale, oltre che avere inviato le pubblicazioni dei miei studi sull’olio di palma, avevo dato piena disponibilità per rispondere ad eventuali domande e spiegare gli studi effettuati. Sono rimasta quindi sorpresa di non essere stata più contattata per rispondere ad alcuna domanda e poi vedere il nostro studio interpretato in maniera non corretta”.

Anche dopo una manipolazione tanto grezza e scorretta (altro che “ingannevole”) a nessuno è venuto in mente di denunciare il sito. Ora invece accade l’opposto, come nel proverbio del bue che dà del cornuto all’asino, secondo una strategia aggressiva secondo la quale se non si può dimostrare l’indimostrabile, ovvero che l’olio di palma faccia male alla salute, almeno si può provare a intimidire chi la pensa diversamente, perché eviti di dirlo a voce troppo alta.

Ovviamente nel nostro paese questo mix d’indignazione e intimidazione permanente è un metodo più efficace rispetto a quello usato da chi cerca di discutere e ragionare sulla base della logica e dei fatti. Un atteggiamento che fa presa anche sulla politica, e infatti il M5S ha già presentato un’interrogazione parlamentare contro Andrea Ghiselli, dirigente di un ente di ricerca sugli alimenti e la nutrizione del Ministero delle Politiche Agricole, colpevole di aver espresso ”un parere tutto sommato favorevole all’impiego dell’olio tropicale nei prodotti da forno” e di averlo espresso, non sia mai, in una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera di qualche settimana fa. Il tutto accompagnato dal solito post infame sul blog di Beppe Grillo, che in una campagna denigratoria “ad personam” non guasta mai.

Insomma, pare che l’olio di palma di problemi ne possa creare davvero. Non a chi lo assume, ma a chi non ne parla male.

Fonte: stradeonline.it

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