Volkswagen: il consumatore è la vera vittima

di Raffaele Minieri

IMG_2782

L’impressione è che l’affaire Volkswagen abbia generato più soddisfazione del dovuto. Finalmente la perfida Germania è stata trovata in fallo, dimostrando che la sua superiorità morale è un falso storico e che, quindi, non può impartire lezioni di morale ad alcuno. Pur a voler concedere alla retorica antitedesca questa soddisfazione, non si capisce a che cosa possa servire e quale seguito avere. Trovare qualcuno con le mani nella marmellata non vuol dire potercele mettere, ma questa è analisi troppo complessa per chi vive i rapporti con la regina d’Europa come se fossero una partita di calcio.

Il problema vero è un altro, ma come sempre opererà come un retrovirus. Sarà la causa del fallimento dell’Europa, ma la morte apparirà conseguenza d’altre patologie. Il caso Volkswagen c’interroga in realtà su quante regole devono esser fatte e su quale ruolo dev’essere svolto dal controllore, soprattutto cercando di capire qual è l’ente deputato al controllo. L’ipertrofia normativa ha come immediata conseguenza la necessità di creare organi di controllo, i quali nella complessità normativa traggono la loro legittimazione e l’ampiezza del loro potere. L’impressione è che il caso Volkswagen non sia isolato e riguardi anche altre case automobilistiche. Di conseguenza è ben possibile che qualcuno fosse a conoscenza e tacesse. È ovvio che si tratta di una percezione, ma le prime ricostruzioni di stampa e le prime voci di corridoio paiono portare a queste conclusioni. Il problema è che solitamente al “tutti colpevoli” segue il “nessun colpevole”, con buona pace di chi resterà col cerino in mano.

Il capolavoro da retrovirus sarà che la causa del caso Volkswagen, cioè l’eccessiva normazione e la conseguente eccessiva necessità di delegare il controllo a soggetti creati ad hoc, rischi di passare come la vera e unica soluzione. Da più parti s’invocano maggiori controlli e più regole, perché solo così si può evitare un nuovo scandalo. In realtà proprio così ci si garantisce un altro scandalo dalle proporzioni maggiori. D’altra parte mai come in questo caso la battaglia è ammantata della causa più giusta che c’è: la tutela dell’ambiente. Negli ultimi anni l’ambientalismo spinto ha rappresentato uno dei pilastri dell’ipertrofia normativa. Esiste una causa migliore dell’ambiente? Come si fa a essere contrari a una battaglia così Giusta? Qualsiasi deviazione di ragionamento dalla necessità di tutelare l’ambiente e di prevenire ogni tipo di pericolo è tacciata come terrorismo ambientale. Di conseguenza la vicenda Volkswagen si trasforma in un caso sovra-individuale e d’ampio respiro, nel quale è lo Stato o l’Unione europa, e chi altri, a dover prendere le decisioni, a trovare le soluzioni e a sanzionare gli imbroglioni.

In realtà la vicenda è diversa e riguarda l’ambiente nella stessa misura in cui buttare una carta a terra incide sul decoro urbano. Infatti, il problema non è che le automobili prodotte fossero più inquinanti — in circolazione ci sono auto altrettanto inquinanti —, ma che i consumatori fossero costretti a pagare di più un prodotto che valeva di meno e che aveva caratteristiche diverse da quelle dichiarate. Insomma, l’impatto ambientale esiste ed è evidente, ma sostenere che il bene giuridico leso da tale condotta sia l’ambiente rischia di distorcere la realtà. Quante auto sono in circolazione con le medesime capacità d’inquinamento? E se aumentassero le auto in circolazione, pur all’interno dei parametri normativi, non si avrebbe comunque un innalzamento delle immissioni? D’altra parte, basti pensare che le normative statunitensi sono molto più stringenti di quelle europee e quindi, di fatto, basterebbe che gli USA decidessero di fare come l’UE per far aumentare i livelli d’inquinamento globale. Sarebbe opportuno, quindi, che si cercasse di capire quanto concretamente le normative in materia ambientale siano capaci di tutelare davvero l’ambiente, perché si ha l’impressione che abbia salvato più alberi l’invenzione del floppy disk di quanto abbia fatto qualsiasi normativa in materia d’ambiente.

Si rischia di strumentalizzare il caso sempre e comunque in danno degli individui, i quali prima sono costretti a subire come consumatori i maggiori costi derivanti dalla pretesa tutela ambientale, poi sono vittime della truffa, e infine sono lasciati privi di tutele concrete, perché non sarebbero loro le vittime del reato. Non è un caso che la Procura di Torino, col PM Guariniello, abbia, forse per deformazione professionale, aperto un’indagine in cui il reato ipotizzato sarebbe il disastro ambientale. Tralasciando i dubbi sulla competenza territoriale, resta sempre la perplessità sulla scelta di porre al centro dell’attenzione reati in cui il bene protetto è sempre sovra-individuale. Ed è un errore strategico importante, perché proprio in questi casi la magistratura ha il dovere d’intervenire. Non abbiamo bisogno di più organi di controllo, ma che il potere dello Stato deputato a controllare il rispetto della legge sanzioni chi viola le regole. Non serve un organo centrale deputato al controllo, che spesso è anche l’organo deputato a fare le regole o a sollecitarle, perché si rischia che le lobby possano entrarci in così intimi rapporti da ottenere regole e controlli ad hoc.

Alla scelta di Guariniello sarebbe opportuno si affiancasse quella di tanti proprietari di vetture Volkswagen chedenunciassero la truffa subita, sia per ottenere il risarcimento dei danni patiti, sia per sottolineare quanto ben più potente e funzionale al rispetto delle regole è il controllo diffuso rispetto a quello dei controllori di Stato. Siamo di fronte a uno di quei lapalissiani casi in cui il diritto penale deve intervenire a tutela della libertà degli individui, perché se è vero che la class action in Italia è uno strumento privo di concretezza, è anche vero che una truffa resta sempre una truffa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...