Tasse: pagare tutti per pagare meno? Una leggenda

di Federico Cartelli

«La lotta all’evasione è il primo punto: se paghiamo tutti, paghiamo meno.» Matteo Renzi, che di propaganda se n’intende, alla fine s’è giocato il jolly, e ha messo sul piatto l’immancabile crociata contro l’evasione fiscale, accompagnata dal solito ritornello: se tutti pagassero fino all’ultimo centesimo di tasse, la pressione fiscale diminuirebbe. Una favola che è stata puntualmente raccontata da ogni governo succedutosi negli ultimi anni, dapprima impegnato ad annunciare una serie di misure volte ad abbassare le tasse e finanziate dal recupero dell’evasione, e poi altrettanto puntuale nel disattenderle. Anzi, con una beffa ben nota: la pressione fiscale non è affatto scesa; è aumentata. Questa mancata diminuzione è dovuta al fatto che la lotta all’evasione non sta dando i frutti sperati? Ebbene, no. La lotta all’evasione e il recupero delle somme derivanti dai controlli conoscono ormai da tempo un consolidato trend positivo. Una bugia? No, una realtà dimostrata da numeri ufficiali:

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Prendendo in esame il Rapporto sulla realizzazione delle strategie di contrasto all’evasione fiscale, si possono notare numeri molto interessanti. Gli incassi da attività d’accertamento e di controllo dal 2006 – anno in cui ha preso il via il sistema di misurazione basato sugli incassi – al 2013 mostra un progressivo aumento: dai 4,3 miliardi d’euro riscossi nel 2006, s’è arrivati a più di tre volte tanto, 13,1 miliardi d’euro, nel 2013. Per ciò che concerne il dato del 2014 – ancora non presente nella tabella – esso segna un ulteriore balzo in avanti. Come dichiarato dalla direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, lo scorso anno è stato segnato un nuovo record, che ha ritoccato al rialzo il già sorprendente dato del 2013. Sono stati riscossi, infatti, ben 14,1 miliardi d’euro, molto al di sopra della cifra prudenziale di 3,8 miliardi d’euro indicata dal governo nella Legge di Stabilità. Inoltre, i mancati introiti sono diminuiti dell’8% negli ultimi dodici anni. Dunque, la domanda sorge spontanea: dove sono finiti questi soldi?

Di tanto in tanto mi capita di discutere con persone ossessionate dall’evasione fiscale. Le lascio sfogare per alcuni minuti, lascio che espongano il loro punto di vista, poi tranquillamente inizio a snocciolare i dati che ho appena esposto. Dati che non m’invento io, per fare demagogia, ma che, come potete vedere, sono verificabili e forniti direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Poi chiedo all’interlocutore: dove sono finiti tutti questi soldi che sono stati recuperati, e il cui ammontare aumenta d’anno in anno? Sono serviti a diminuire la pressione fiscale su famiglie e imprese? Sono serviti per finanziare una spending review? Sono serviti per sostenere le fasce più disagiate? Sono serviti per una qualsiasi riforma strutturale della quale si sono visti risultati tangibili? A questo punto l’interlocutore inizia ad arrampicarsi sugli specchi. E così concludo rivolgendogli una domanda un po’ cattivella: non è che questa storia del «pagare tutti per pagare meno» è solo una favola per mantenere buono il popolino? Benvenuti nel mondo reale.

Il segreto di Pulcinella è che questi soldi recuperati finiscono nella pancia del Leviatano o, tuttalpiù, servono a finanziare qualche marchetta elettorale del valore di 80 euro l’una. La verità è che non c’è altra soluzione se non quella di tagliare la spesa pubblica: per ogni euro di spesa pubblica in meno, un euro in meno di tasse. Ma un euro «vero», non uno «sgravo fiscale»: perché in Italia abbiamo il problema di non riuscire proprio a chiamare le cose col loro nome. Uno «sgravo fiscale» non è un taglio della tasse. Stiamo ancora aspettando «il più grande taglio delle tasse mai operato da un governo», che era stato annunciato lo scorso autunno, ma ora il volantino del RenziWorld propone una nuova offerta per Natale: l’eliminazione della tasse sulla casa. Che, c’è da scommetterci, verrà fatta a deficit, e non tagliando la spesa pubblica. Tanto paga Pantalone, e mal che vada si può sempre andare a caccia di commercianti che non fanno lo scontrino.

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