Tornare indietro è sbagliato:si sostituisce una libertà con un obbligo 

Intervista a Serena Sileoni su “La Stampa” del 17.09.15

  
«È una questione di principio: sei giorni l’anno bastano a ribaltare tutto». 
Serena Sileoni, ricercatrice dell’Istituto Bruno Leoni, parla così dell’eterno dibattito sugli orari dei negozi. Con pochi dubbi: retrocedere sulle liberalizzazioni fatte sarebbe un brutto segno. 
Ma le aperture extra stanno portando maggiori consumi?
«Ci sono studi che parlano di benefici notevoli, altri che dicono il contrario. Di certo le abitudini d’acquisto sono cambiate. È cambiato il modo di lavorare, non si torna più a casa per pranzo e si fanno molti più acquisti in momenti meno convenzionali: tra le 20 e le 21 e nei festivi. Ma non è questo il punto. Non importa se le aperture generano Pil o meno. Tra lasciare una libertà e introdurre un obbligo, va scelta la prima». 
Commessi e lavoratori non sembrano della stessa idea. 
«Sono la parte debole, ma avrebbero strumenti contrattuali per difendersi. Ci sono norme che regolano il lavoro festivo. Il lato nascosto, semmai, è il lavoro in nero. Su quel fronte più si sta aperti e più il rischio sale. Ma è un problema che richiede altre soluzioni, non certo vincoli agli orari».
Gli altri scontenti sono i piccoli negozi, che si sentono soffocati dai grandi centri commerciali. 
«È un fraintendimento. La loro sopravvivenza non dipende dalle leggi in più o in meno, o dalle aperture festive. La sfida che viene loro da strutture di vendita più organizzate va raccolta con altre strategie. Puntando a fidelizzare i clienti, innanzi tutto. Perché poi c’è anche la sfida del commercio elettronico. Che non ha orari, e aumenta di anno in anno. Dimostrando quanto siano anacronistiche certe battaglie».
Insomma, anche mettere vincoli minimi sarebbe sbagliato? 
«Sono piccole regole che valgono un principio. Non importa se i giorni di chiusura obbligatoria siano 6, 12, 24 l’anno. Quello che conta è il messaggio che verrebbe dato. Non ci dobbiamo appiattire su norme uguali per tutti. Ogni esercizio ha le proprie esigenze, a seconda che sia in centro o in periferia, in una città d’arte o in un paesino, che venda scarpe oppure frutta e verdura». 

Un pensiero su “Tornare indietro è sbagliato:si sostituisce una libertà con un obbligo 

  1. Paul Berger

    Quanto ha ragione Papa Francesco e i nostri vescovi! La domenica e i giorni festivi hanno perso la loro sacralità! Contano ormai solo l’avidità e i soldi! Dappertutto ci sono negozi aperti e masse di persone, non esistono più la pausa domenicale e il viavai dei giorni lavorativi. Spesso è già un oltraggio ai propri sentimenti. E’ compito della politica introdurre finalmente delle regolamentazioni, come è d’uso in qualsiasi altro settore! Con il rosso, ad esempio, non è possibile attraversare un incrocio. Purtroppo i nostri politici sono troppo deboli e fanno vane promesse a favore delle lobby che hanno un forte potere! Tutti noi sicuramente non abbiamo bisogno di negozi aperti la domenica e nei giorni festivi! 6 giorni a settimana per fare acquisti sono più che sufficienti! Se non ci riusciamo più, vuol dire che c’è qualcosa che non va. A Innsbruck, Vienna, Francoforte o Monaco di Baviera ci sono molte più restrizioni! In queste città tutti i negozi e i centri commerciali sono chiusi tutte le domeniche e nei giorni festivi, per tutto l‘anno, anche nelle zone pedonali più frequentate dai turisti. Nessuno però si lamenta di ciò. Perché invece nel nostro Paese non è più possibile accettarlo? Il turista non aspetterà la domenica per riempirsi la valigia di vestiti o cibo. E’ chiaro che i ristoranti, gli infermieri, i medici, i pompieri ecc. svolgano il loro servizio anche la domenica.Tutti noi però dovremmo riflettere sul grandissimo valore che hanno la domenica e i giorni festivi! Noi TUTTI siamo chiamati a riscoprirli, a tutelarli e a rispettarli maggiormente e con convinzione! In questo modo molti lavori non sarebbero più così indispensabili!

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