Reddito di cittadinanza, cos’è e perché è insostenibile 

di Giulia Cortese

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Del reddito di cittadinanza si parla molto, soprattutto di questi tempi, ma il tema non è certo nuovo. Da circa 30 anni, convegni europei e mondiali sull’argomento sono organizzati dalla rete di coordinamento BIEN (Basic Income Eearth Network). Nel 2006 è stata pubblicata BIS (Basic Income Studies), rivista scientifica internazionale interamente dedicata alle discussioni sull’applicazione del reddito di base. Rientrando nei confini nazionali, il dibattito sul punto si è sviluppato sul sito BIN Italia.

Come ha scritto l’economista Andrea Fumagalli, ex vicepresidente del BIN-Italia, l’idea del reddito di cittadinanza “deriva dalla coscienza che nel nuovo millennio il disporre di un lavoro può non essere sufficiente a garantire l’esistenza di una vita dignitosa”. Sul tema non è facile fare chiarezza. In generale, è considerato un reddito di base a carattere universale e illimitato nel tempo che ha come unico requisito la cittadinanza. Quindi nessuna distinzione economica, lavorativa e patrimoniale della persona maggiorenne che ne usufruisce. Su Lavoce.info, gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti hanno calcolato che un Rdc a 500 euro al mese, dato a 50 milioni di persone che abbiano compiuto 18 anni, può avere un costo di 300 miliardi di euro, “quasi il 20 per cento del Pil”. Chiaramente inattuabile, in questi termini, nel nostro Paese.

La proposta del Movimento 5 Stelle, che costituisce il pezzo forte della sua offerta politica, limita il diritto di richiedere e percepire il reddito di cittadinanza a tutti i cittadini che hanno compiuto i diciotto anni di età, che sono residenti sul territorio nazionale e che percepiscono un reddito netto annuo inferiore ad euro 7.200 netti. Sul suo blog, Grillo ha approcciato più volte il problema in maniera piuttosto caotica. Il progetto del reddito di cittadinanza sembra oscillare fra un qualcosa di simile al sussidio di disoccupazione – che in tal caso coprirebbe solo i disoccupati – e un vero e proprio reddito minimo garantito, ovvero un social benefit i cui requisiti sono la cittadinanza italiana e assenza o insufficienza di reddito. Il benefit oscillerebbe dagli 800 ai 1000 euro mensili, una somma davvero alta se rapportata ai miseri stipendi medi italiani. A fornire supporto logistico per la realizzazione del progetto, secondo Grillo, dovrebbero essere i centri per l’impiego, notoriamente costosi e mal funzionanti nel nostro Paese. Senza considerare che l’intero impianto del reddito di cittadinanza incentiverebbe di molto il ricorso al lavoro in nero, tale fenomeno potrebbe convincere le autorità ad obbligare i beneficiari ad attività formative o in lavori socialmente utili, rischiando così di portare l’Italia indietro di due secoli, ai tempi delle “Poor Laws” inglesi, dove si obbligavano i poveri ai lavori forzati per un piatto di lenticchie.

Sui costi, è difficile fare previsioni, anche perché rimane poco chiaro a quanto potrebbe arrivare il numero dei potenziali utenti. Molti lavoratori atipici a basso reddito, impiegati in lavori faticosi e logoranti, sarebbero certamente incentivati a rinunciare al proprio lavoro. D’altronde, se gli stessi deputati lamentano la difficoltà nella copertura degli 80 euro promessi dal Governo Renzi, come pensano di trovarne 600 o 1000 per il Reddito di cittadinanza?

La domanda che sorge spontanea è: dove si trovano questi soldi? Dal recupero dell’evasione fiscale (è una voce presunta che non è possibile mettere a bilancio sperando che arrivino come per magia fondi garantiti in modo strutturale e tutti gli anni); patrimoniale (anche nelle migliori previsioni il ricavo si aggira sui 5-6 miliardi di euro). Dopo la stretta fiscale di questi anni, immaginare un finanziamento di tale programma tramite altre tasse appare indesiderabile.

Negli anni scorsi, non sono mancate le proposte sotto forma di progetto di legge, mirate al sostegno per i redditi bassi. Si va dalla proposta di SEL sul Reddito minimo garantito al sostegno di “inclusione attiva” proposta dalla Commissione Giovannini. Altra cosa sarebbe tutelare il reddito minimo. Si tratta di un tema molto importante, che trova consensi trasversali in molte forze politiche, in quanto forma di tutela di base per tutti coloro che non hanno un reddito per sopravvivere, giovani e anziani compresi.

Fonte: futuro-europa.it

19 pensieri su “Reddito di cittadinanza, cos’è e perché è insostenibile 

  1. Non sono per niente d’accordo soprattutto per quanto riguarda la presunta insostenibilità. Io difendo la proposta così come articolata dal M5S: sgombriamo subito il campo da ogni dubbio, non si tratta di reddito di cittadinanza come propriamente definito quindi anche se viene definito così per semplicità è in verità un reddito garantito condizionato. Solo un imbecille potrebbe proporre di dare 780 euro mensili a Berlusconi e ad Agnelli solo perchè sono cittadini italiani. Non sto qui a spiegare la proposta di legge del M5S, chi vuole può trovarla su internet.
    Le risorse si possono trovare facilmente e a chi ne dubita menziono l’esempio della Danimarca che prevede un reddito minimo garantito che si aggira addirittura sui 3.000 euro mensili e soprattutto il caso futuristico della Norvegia ove si sta studiando una proposta di legge atta a dare un redditto minimo a chiunque ne faccia richiesta, cioè per libera scelta di rinunciare al lavoro.
    Certo queste nazioni possono permettersi questi interventi sociali perchè composte da cittadini fondamentalmente onesti che rispettano le leggi e pagano le giuste tasse, cosa che non è l’Italia ma quando il M5S andrà al governo e toglierà il potere a tutti questi partiti che da 50 anni hanno rubato, corrotto evase e fatte evadere le tasse, noi diventeremo come popolo ancora migliore.

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    1. Debbo, per dovere di cronaca dare qualche informazione esatta sul modello Danese. In questo blog si accettano di buon grado i commenti e si stimola la partecipazione, ma bisogna evitare situazioni fuorvianti. Smentiamo subito una bufala circolata con una certa insistenza in rete e ripresa anche da diversi quotidiani (come “Il Fatto Quotidiano”): il Kontanthjælp non è il reddito minimo garantito di cui si è tanto dibattuto ma un particolare aiuto statale che corrisponde a circa 1300 euro (che possono arrivare anche a 1700 se ci sono figli a carico, ma non certo i 3000 del commento precedente). Esso viene concesso solo in casi particolarmente gravi e, sostanzialmente, ne beneficiano in pochi. Non ci credete? Se avete contatti danesi chiedete loro. Comunque, volendo credere a quanto è filtrato in Italia, la cifra di cui si parla può sembrare molto allettante se a leggere è un precario o un disoccupato di casa nostra, ma bisogna fare le dovute proporzioni. La Danimarca non ha l’Euro, la sua moneta è la Corona. Il costo della vita è molto elevato, di conseguenza quella cifra va ponderata facendo le dovute proporzioni: rendetevi conto che al massimo si può sopravvivere con quei soldi. Tale sussidio, inoltre, è tassabile. Alle famiglie, comunque, spettano aiuti che sono gestiti dalle autorità locali. Tornando al reddito minimo garantito, uno dei punti cardine della riuscita flexsecurity, dobbiamo dire una cosa che potrebbe deludere il lettore: non è obbligatorio, nel senso che è una vera e propria assicurazione (facoltativa) per la disoccupazione erogata da un’apposita cassa (arbejdsløshedskasserne). Si chiama A-Kasse e per averne diritto è necessario aver versato per almeno un anno e un mese una quota (circa 50 euro mensili) alla cassa stessa, gestita generalmente da un sindacato. Se non ci si iscrive, non si ha diritto ad alcun assegno. La copertura può essere totale o parziale e, ovviamente, a seconda dell’opzione scelta cambia la consistenza del benefit. L’indennità può arrivare a coprire fino al 90% della precedente remunerazione, con due massimali di 788 DKK (106 euro) e 525 DKK (71 euro) al giorno per cinque giorni a settimana. Questo dovuto chiarimento mi è sembrato necessario. Il reddito minimo garantito esiste nella versione illustrata. Nessuno è disposto a regalare soldi a chiunque, ci sono delle regole che, a differenza che da noi, sembrano essere molto meno eludibili.

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    2. Emanuele

      Il testo dell’emendamendo 5stelle sul reddito di cittadinanza è questo http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=724435&idoggetto=748715
      Mi spiace infrangere le convinzioni altrui, ma il “Reddito di Cittadinanza” è in realtà diventato un “Sussidio di Disoccupazione” .
      Gli articoli 46-47-48-49 sono gli obblighi per avere il sussidio di disoccupazione.
      Le coperture finanziarie sono derivate dall’aumento delle tasse (a parte destinare parte del gioco d’azzardo al RdC)

      Chi legge l’emendamento non può stupirsi della bocciatura (di tutte le bocciature future)

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    3. “ma quando il M5S andrà al governo e toglierà il potere a tutti questi partiti”
      Non toglierà il potere a nessuno, noto una certa ignoranza su come funziona il nostro sistema politico. E invece del quando userei il SE, se mai un giorno il m5s dovesse ottenere la maggioranza (sia alla camera che al senato) dovrà comunque fare i conti con i partiti di minoranza, non è che metterà tutti in galera o alla gogna come vorreste e pensate nelle vostre testoline.
      E non è nemmeno vero che negli 50 anni TUTTI abbiano evaso, corrotto, etc.
      Questa generalizzazione, questo populismo da due lire è delirante e quasi pericoloso, sono quasi le stesse parole che portarono al regime fascista.

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  2. Permettetemi di controbattere iniziando dalle argomentazioni del sig. Giacomelli il quale non riuscendo a smentire le mie asserzioni fa finta di fraintenderle per trovare l’obiezione: è ovvio che intendo che il M5S prenderà alle elezioni politiche una maggioranza tale che gli permetterà di governare (da solo ovviamente, non ci mischiamo!) e con l’italicum potrebbe essere abbastanza possibile, in tal caso la minoranza sarà rispettata, anzi, più di quando siamo rispettati noi adesso. Per quando riguarda il Senato che lei cita, qui la figura del disinformato la fa lei: Renzi (le sarè simpatico) ha intenzione di svuotarlo di tutte le attuali funzioni e renderlo un’aula sorda e grigia di amministratori ladri alla ricerca dell’immunità parlamentare.
    Altra ovvietà è farmi affermare che io ho accusato tutti i dirigenti, amministratori e politici dei vecchi partiti di essere ladri, non è affatto vero ma lei sa benissimo che il livello di disonestà è altissimo. Non manderemo alla gogna o in carcere nessuno, faremo attenti controlli anche all’estero della situazione patrimoniale delle categorie anzidette, se la stessa non risulterà congrua con il ruolo svolto, il malandrino dovrà posare il malloppo con interessi e forti penali e andar via dall’Italia senza possibilità di ritorno. Mettere in carcere chi ha rubato alla collettività serve solo ad aumentare il danno causa le somme che occorrono per il suo mantenimento.
    Dalle sue argomentazioni scommetto che lei è un iscritto piddino e che all’epoca era un craxiano.
    E smetta una volta per sempre con la retorica del fascismo e antifascismo, siamo stufi, ora l’alternativa che conta è tra onesti e disonesti, tra coloro che amministrano per il bene del popolo e coloro che lo fanno per sè stessi e gli “amici”.

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  3. Per quanto riguarda le risposte all’egr. Direttore e al sig, Emanuele, venendo al primo, mi dichiaro convinto dalla spiegazione tecnica della situazione danese: ovviamente i 3.000 euro che io citavo erano il limite massimo che si ottiene nel caso in cui si ha diritto a 106 euro giornalieri. >Probabilmente ha ragione che sono lordi ma il mio era solo un esempio per dire che il M5S non chiede questo reddito perchè Grillo o Casaleggio son cascati con la testa a terra un bel mattino.
    Per quanto riguarda quell’obbligo di volontariato in cui il direttore ha visto la ripetizione delle vecchie “poor laws” inglesi, io dico che la cosa mi piace e può servire a fortificare il senso civico di appartenenza alla comunità che in Italia tanto difetta.
    Ovviamente occorre una forte vigilanza affinchè i percettori non si adagino alla situazione, e ancor peggio, non lavorino in nero.
    Al sig. Emanuele ribadisco che effettivamente è improprio chiamarlo reddito di cittadinanza (UBI), io preferirei chiamarlo Reddito Minimo Condizionato. La copertura è in minima parte dovuta a tasse (in particolare aumentando quelle sul gioco d’azzardo), se vede i riferimenti alle varie leggi, saprà che si recupererà con un contributo dalle pensioni oltre un certo limite, tagliando le spese della difesa, abolendo del tutto il finanziamento ai partiti e poco altro.
    Poi, in ogni caso, finchè ci sono questi governi la proposta verrà sempre bocciata!

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    1. Sig. Salvo, la ringrazio comunque per i suoi interventi. La misura così come disegnata da Grillo prevede un costo (dati INPS) di circa 15mld di euro. Costo al quale la sua componente politica ha sempre risposto con un generico “più tasse” (ancora?) e ulteriori aggravi sul gioco d’azzardo (disperazione su disperazione). Inoltre il problema morale esiste eccome…se lo Stato assistenzialista mi paga per non fare nulla perché io dovrei cercare un lavoro? E se lo trovo non è meglio per me che con un accordo tale lavoro sia in nero? Purtroppo questa misura si palesa per quello che è, non una alternativa al welfare ma al lavoro. Ricordo che le misure palliative per chi vive una situazione di indigenza esistono già…abbiamo bisogno di lavoro, lavoro e ancora lavoro (crescita economica ed occupazione), non certo di un esercito sussidiato dallo Stato!

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  4. Il reddito di cittadinanza è una cosa buona e giusta!
    E’ vero il M5S propone il reddito di cittadinanza condizionato ad accettare le proposte di lavoro offerte e con l’eliminazione del reddito se si rifiutano le suddette proposte, questo è inaccettabile in quanto giustamente servirebbe a una nuova condizione di schiavitù!
    Il reddito di cittadinanza si dovrebbe erogare a prescindere da qualsiasi condizione!
    Giulia Cortese tu ti chiedi da dove possono arrivare i fondi necessari? Bene te lo dirò in breve:
    – DA I 2000 MILIARDI DI EURO CHE LE BANCHE PRIVATE ITALIANE FANNO DI FALSO IN BILANCIO
    – DA I 98 MILIARDI DI EURO DEI CONDONATI ALLE LOBBY DELLE SLOT MACHINE CHE I GOVERNO LADRO HA PERMESSO
    – DA I MILIARDI SPESI PER GLI F35 I CACCIA CHE NEANCHE FUNZIONANO PER FAR PIACERE AGLI USA
    – AI PROVENTI DAL SIGNORAGGIO E RELATIVI INTERESSI CHE VENGONO INTASCATI DALLA BCE E DALLE BANCHE PRIVATE CHE COSTITUISCONO LA MAGGIOR PARTE DEL DEBITO PUBBLICO TRUFFA NON DOVUTO!

    TI BASTA O DEVO CONTINUARE?

    Sei sicura di capirci qualcosa di economia reale?

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  5. CERTO! COME DI CERTO SA LO STATO SI INDEBITA CON LA BCE TRAMITE LE BANCHE PRIVATE PER PRENDERE IN PRESTITO LA MONETA NECESSARIE ED EMETTE TITOLI DI STATO. QUESTO E’ IL DEBITO PUBBLICO!
    SE LO STATO INVECE DI PRENDERE IN PRESTITO LA MONETA LA EMETTESSE A COSTO ZERO, NON DOVREBBE EMETTERE I TITOLI DI STATO PER CUI SI FORMA IL DEBITO PUBBLICO! E QUESTO E’ UN DATO INCONFUTABILE!
    SOLO LE BANCHE ITALIANE OGNI ANNO FANNO UN FALSO IN BILANCIO PER 2000 MILIARDI DI EURO (SOLO LA UNICREDIT PER 500 MILIARDI)
    PUO’ VERIFICARLO DA QUESTA CONFERENZA DELL’ECONOMISTA MARCO SABA ALL’ASSEMBLEA UNICREDIT!

    E RIBADITO IN TV

    QUESTO PERCHE’ LE BANCHE QUANDO EMETTONO MONETA DAL NULLA E LA PRESTANO AGLI STATI E AI PRIVATI LA CONTABILIZZANO IN BILANCIO AL PASSIVO E QUINDI QUANDO I PRESTITI RIETRANO VANNO IN PAREGGIO E OVVIAMENTE NON CI PAGANO LE TASSE! OVVIAMENTE DOBBIAMO AGGIUNGERE GLI INTERESSI CHE LE BANCHE INCASSANO SUI PRESTITI!
    QUESTI GUADAGNI OCCULTI SONO IL SIGNORAGGIO!

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  6. L’articolo è chiaramente fuorviante e privo di numeri seri. Qui si parla di 50 milioni di persone, mentre nella realtà sono circa 2,8 milioni di famiglie quelle che ne beneficierebbero, per un totale di meno di 14.9 miliardi e non 300 come ha assurdamente detto.

    Basterebbe evitare una delle 4 guerre in cui l’Italia è coinvolta o tagliare i pazzeschi privilegi di chi vi dice che piove e poi vi piscia in testa.

    Volendo spendere due parole sull’autore, ho trovato il suo profilo su linkedin e ho visto che lavora anche per almeno 4 blog neoliberisti, lo stesso movimento che ha creato la crisi (per il popolo ma non per i ricchi).

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