Cosa resta del centrodestra in Italia?

di Domenico Campeglia

berlusconi

Prendo spunto dal programma di Oscar Giannino “La versione di Oscar” del 15 settembre scorso per affrontare questo tema. Già il nostro amico Federico Cartelli ha affrontato l’argomento nei giorni scorsi con un breve ma illuminante articolo. Alcuni giorni fa questo tema è stato affrontato sul “Corriere della Sera” da Pierluigi Battisti, che ha sottolineato la mancanza di una leadership chiara e forte post Berlusconi, e da Ernesto Galli della Loggia che si è soffermato, invece, sulla difficoltà culturale della destra italiana. Berlusconi ha cercato di dare una cifra culturale liberale nel 1994 con insuccesso, così come hanno dimostrato gli anni successivi. Il tramonto di Berlusconi coincide con quello del centro destra in Italia. I venti anni dell’ascesa berlusconiana non sono riusciti a creare una cultura liberale ed un ricambio nella leadership tra i moderati. Questa la verità. Nel 2008, appena sette anni fa, il PdL (ex FI ed AN) aveva da solo il 38% dei voti, unito alla Lega Nord arrivava al 44%, insieme a qualche altra formazione minoritaria meridionalista si raggiungeva il 46%. Con Casini (UDC) si superava la soglia del 50%. Oggi siamo ad un terzo, secondo i sondaggi. Con la nuova legge elettorale, l’Italicum, il centrodestra non arriverebbe neppure al ballottaggio che vedrebbe protagonisti il PD di Renzi e il Movimento 5 Stelle, sancendo, di fatto, l’irrilevanza dello stesso in Italia. Cosa ne è rimasto? La destra di Salvini che tutto è tranne che forza moderata, liberale, conservatrice e repubblicana. Insomma un voto iper identitario, anche forte, ma che non sarà mai maggioritario. Salvini lo sa bene ma andrebbe volentieri alle urne per ottenere un risultato comunque storico per la Lega e per i movimenti fortemente identitari. Se il centrodestra non risolverà il suo problema di leadership non esisterà più una destra capace di essere individuata come alternativa di governo. Ad oggi gran parte dell’astensione è fatta proprio da ex elettori delusi del centrodestra, di FI in particolare, i quali preferiscono non recarsi alle urne se non addirittura rafforzare il movimento Grillino. Una situazione desolante per un’area politica che solo fino a pochi anni fa, lo dicevamo prima, aveva numeri grandiosi di cui potersi vantare ma che non è riuscita a capitalizzare con azioni credibili e politiche efficienti ed efficaci. Le colpe sono tutte di Berlusconi? Ne parleremo prossimamente.

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