ATAC, il peggior servizio trasporti d’Italia

di Giulia Cortese

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A Roma l’ormai annosa guerra dei trasporti va avanti, e si arricchisce di nuovi capitoli. A partire dal primo Luglio gli infuriati passeggeri della metropolitana A e B  hanno dovuto sopportare i disagi di uno “sciopero bianco” dei macchinisti, che ha rarefatto il servizio, costringendoli a lunghe attese. All’origine dell’iniziativa è stata la decisione dell’ATAC di migliorare la produttività e l’efficienza del servizio, portando le ore di lavoro del personale da settecento a novecentocinquanta all’anno ed introducendo l’obbligo di “strisciare il badge” ad inizio e fine turno.

Per l’azienda che, com’è noto, è in forte rosso (il ricavo dei biglietti non copre che il 45% della spesa per il personale), i tagli di spesa sono essenziali. I suoi costi di gestione per chilometro sono più che doppi rispetto ai migliori casi europei. Ma è soprattutto nel paragone con la realtà del trasporto pubblico nelle principali metropoli europee, che l’inefficienza e l’arretratezza dei servizi di comunicazione operanti a Roma possono essere comprese. Roma ha, infatti, la peggiore metropolitana delle capitali europee, con sole due direttrici: è lunga appena 38 chilometri. Londra ha dodici linee e la rete è di 402 chilometri. Madrid ne conta 293, Parigi 215, Berlino 146.  Per i cittadini romani, che già pagano l’addizionale Irpef più alta d’Italia, si moltiplicano i disagi, mentre della costosissima e lungamente attesa Metro C, che doveva partire dai Castelli ed attraversare il centro storico, sono state aperte solo 6 stazioni. L’evasione dal pagamento del biglietto, che si calcola al 35-40% del totale degli utenti, è solo una voce del colossale dissesto dell’azienda, che, nel 2014, ha accumulato un deficit di 219 milioni euro.

Scandali e malaffare hanno messo in luce una deriva politico-correntizia nel governo di Atac, che è sembrato allontanarsi pericolosamente da una sana gestione di impresa: l’assunzione di amici e parenti durante l’amministrazione Alemanno ha portato il numero di dipendenti a circa 12.000. Una cifra enorme. Appare difficile, ora, tornare indietro rispetto ad una gestione dell’azienda profondamente clientelare e corrotta. Del resto, la gestione del servizio di trasporto pubblico continua ad essere assegnata all’ATAC senza alcuna gara. Il principale azionista, il Comune di Roma, appare in un gigantesco conflitto di interessi rispetto all’azienda. A quando l’introduzione di un sano principio di concorrenza nella gestione del denaro dei contribuenti?

Fonte: www.futuro-europa.it

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