Digital Tax, meglio lavorare per abbassare la pressione fiscale

di Domenico Campeglia

digital-tax-1000x600

Si chiama Enrico Zanetti, ha 42 anni, è un dottore commercialista, è il segretario di Scelta Civica (che si appresta a cambiare nome e simbolo per trasformarsi in “Cittadini per l’Italia), è sottosegretario al MEF, è l’ideatore del “piano Zanetti” per introdurre una riforma fiscale ed è l’ideologo della “digital tax”. E’ uno dei politici italiani che stimo e che seguo, non ho mai fatto mancare a lui il mio plauso per aver messo in campo idee più vicine al mio pensiero di stampo liberale. Ma questa volta ho numerose perplessità. Partiamo dalle dichiarazioni di Zanetti. “La ‘digital tax’ annunciata dal premier è la nostra proposta di legge già presentata alla Camera. E’ una misura che abbiamo messo a punto convinti della necessita’ di introdurre norme che consentano di far pagare anche a chi opera nel digitale e risiede fisicamente all’estero quelle tasse che tutte le imprese italiane che operano in Italia pagano da anni” ha detto. Orbene i dati sulla pressione fiscale nel nostro paese sono noti, quella sulle imprese, secondo i dati della CGIA di Mestre, è la piú alta d’Europa, arrivando al 68,6%. Sarebbe invece molto più saggio lavorare per abbassare questo dato, facilitare l’attività economica sul suolo nazionale, cosí da attirare fondi esteri che creino posti di lavoro attraverso un sano lavoro imprenditoriale. E invece? Si pensa ad una nuova gabella. Anziché semplificare l’enorme selva burocratica in cui le imprese si devono addentrare per investire in Italia, si complicano ulteriormente le cose aumentando oneri erariali sulle spalle di chi ne sopporta già troppi e ha il coraggio di voler dare una possibilità all’economia italiana. Scoraggiare l’investimento estero non sarebbe una scelta saggia in questo contesto economico. Inoltre, paradossalmente, se altri Paesi europei dovessero adottare l’idea italiana e introdurre la web tax a loro volta, ogn’impresa nel ramo dovrebbe dotarsi d’una partita IVA per ogni Paese che abbia approvato tale legge. La cosa piú ridicola è che tale legge andrebbe contro il diritto comunitario europeo. In secondo luogo, e ancor piú paradossalmente, si creerebbe una situazione in cui un’azienda ch’esporta servizi dovrebbe pagare due volte le tasse, volendo investire in Italia: una volta nel Paese dove risiede, e la seconda nel Paese in cui esporta i servizi. Non solo: qualora un’azienda italiana volesse pubblicizzarsi all’estero presso una ditta che non ha una partita IVA nel nostro Paese, non potrebbe farlo. Tutto questo potrebbe avvenire, non subito, ma nel 2017. C’è dunque il tempo di cambiare idea, come auspico e come spesso accade. Tutto ciò, per i suddetti motivi, si trasformerebbe solo in un enorme autogol. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...