Italia, paese sessista?

di Giulia Cortese

  
La società in cui viviamo è ancora profondamente impreparata alla libertà delle donne. Quando diciamo società intendiamo dire che anche noi donne siamo impreparate alla nostra libertà e alle sue conseguenze. Può sembrare un paradosso ma non lo è.

Non occorre molto tempo per comprendere lo stato negativo in cui si trova la donna nella società italiana. Ogni giorno i media riportano storie, tabelle, dati, sfilze di numeri che descrivono le donne ultime in tutto: in politica, negli uffici, nei ruoli di potere, nei consigli di amministrazione. Mogli sottomesse, lavoratrici discriminate, mobbizzate, donne che lasciano il lavoro alla nascita dei figli. Donne precarie senza uno straccio di legge che tuteli la loro maternità e i loro diritti.

Le statistiche riportano che le lavoratrici guadagnano, in media, il 26 percento in meno dei colleghi uomini, mentre questi ultimi hanno 81 minuti di tempo libero in più durante la giornata; e quindi è come se avessero due mesi di ferie in più rispetto alla donne. Bisogna poi considerare che più del 70 per cento degli italiani non sa neppure che certi comportamenti, largamente praticati dai datori di lavoro in Italia, sono illegali.

Spesso la prima domanda che viene fatta a una donna durante un colloquio di lavoro è: sei sposata, hai intenzione di fare figli? Negli Stati Uniti basta questo per ricorrere a un giudice e far partire una richiesta di risarcimento danni. E’ piuttosto comune, inoltre, che al momento dell’assunzione, alle giovani sia richiesto di firmare una lettera di dimissioni in bianco da utilizzare in caso di gravidanza. Del resto, il mondo della politica respinge e immobilizza le donne in un angolo: in circa il 20 per cento dei Comuni, delle Provincie e delle Regioni non c’è nemmeno un’esponente femminile. Nel Parlamento la presenza delle donne è inferiore al 20 per cento e questo dato ci colloca agli ultimi posti in Europa.

Naturalmente ci vuole molto tempo per cambiare la mentalità di un popolo, ma ci vogliono le leggi per intervenire su una cultura popolare secolare. Basti pensare a quanto sono recenti alcune di queste conquiste: l’abolizione del delitto d’onore è del 1981. Lo stupro è diventato un delitto contro la persona e non più contro la morale solo nel 1996.

Secondo Massimo Guastini, “creativo” pubblicitario e presidente dell’Art directors club italiano (Adci), che ha l’obiettivo di migliorare la comunicazione pubblicitaria in Italia, qualche responsabilità, in questo stato di cose, l’hanno anche la pubblicità e la televisione italiana tout court. “In un paese in cui gli individui si formano un’opinione sulla base di quello che trasmette la televisione, non può non influire una pubblicità nella quale la donna è una figura quasi sempre relegata a ruoli gregari, ancillari, decorativi o ipersessualizzati”. Spiega sempre Guastini, “la nostra pubblicità è, a detta di osservatori internazionali, tra le più sessiste del mondo e contribuisce a determinare stereotipi, cliché e conseguenti discriminazioni già nei bambini delle scuole elementari, come confermano anche recenti ricerche”. “I comportamenti indotti dalla pubblicità volgare e sessista sono talmente potenti che non solo le ragazzine, ma addirittura le donne mature, le quarantenni e le cinquantenni, si vestono come escort senza rendersene conto”, ha affermato il fotografo Ico Gasparri.

A danneggiare le lavoratrici vi è inoltre la riluttanza, da parte di amministratori e dirigenti tradizionalisti, ad offrire posti di lavoro part-time, quando in Europa si tratta di una formula molto utilizzata. Mentre i tassi di istruzione femminile continuano ad aumentare e i risultati accademici delle ragazze sono in costante miglioramento, è del tutto autolesionistico tarpare le ali proprio a quel 50% della popolazione da cui provengono i più promettenti segnali di dinamismo intellettuale.

Si tratta quindi di preparare la società nel suo insieme. Qui non si tratta di pari opportunità, ma di un cambio di civiltà, a cui tutte e tutti siamo chiamati a contribuire. Si tratta di un lavoro impegnativo e molto lento. Dovrà cambiare il racconto del mondo in cui viviamo e dovremo anche cambiare la forma di questo racconto. Per questo l’istruzione, la formazione, l’informazione hanno un’importanza fondamentale.

Fonte: futuro-europa.it

3 pensieri su “Italia, paese sessista?

  1. Ghino

    E’ tutto drammaticamente vero!! La pubblicità ed i “media” sono largamente corresponsabili di una “forma mentis” assolutamente negativa e diseducativa. Si pensi – e non è il peggio – all’uso pubblicitario dei bambini: per proporre un’auto, un prodotto alimentare…e perfino per l’acquisto di una casa…Alla stessa stregua, peraltro, dell’ammaliante e fascinosa fanciulla che spinge l’acquisto di un barattolo di vernice…Quanto ai “media” la letteratura è più complessa e raffinata: si danno o non si danno notizie di nessun valore od importanti, con tempi di durata spropositati, si accompagnano con immagini “di repertorio” spesso fuorvianti rispetto alla notizia letta…ecc.
    Gli Organi Dirigenti e di Governo dello Stato non si preoccupano mai della “Formazione di un Cittadino onesto, corretto e rispettoso delle leggi” e neppure la Scuola, in generale, lo fa – Ad ogni problema, più o meno grave che sia, si risponde sempre con misure repressive. Come nel caso dei femminicidi: l’inasprimento delle pene è la prima risposta che trionfalmente si dà…Come se il soggetto che sta tirando 42 coltellate alla moglie o all’amante modificasse quell’azione in funzione di 42
    anni di reclusione piuttosto che di 16…Nelle politiche italiane, difatti, manca quella progettazione di “lungo respiro” che servirebbe per affrontare seriamente “un lavoro impegnativo e molto lento.”

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  2. E’ verissimo, purtroppo. Ma spesso noi donne abbiamo la nostra parte di responsabilità nel non contribuire al cambiamento di questa mentalità.
    Leggo su vari forum di donne che in casa fanno tutto da sole e che non lasciano avvicinare i compagni o i mariti neanche alla lavatrice, quasi divertite del fatto che lui non sa neppure schiacciare un bottone. Per non parlare delle donne che preparano in anticipo pietanze da surgelare di modo che il marito debba solo tirarle fuori dal freezer mentre loro saranno in ospedale a partorire. Queste donne sono le prime a contribuire con questi gesti al sessismo imperante nella società italiana.
    Sul lavoro bisognerebbe denunciare di più un certo malcostume (chiamiamolo così perché purtroppo ancora non è reato penale): fare certe domande, far firmare dimissioni in bianco e via dicendo. Purtroppo per una donna che non accetta questa situazione ce ne sarà un’altra che l’accetterà e i “datori di lavoro” l’avranno vinta.
    Ultima cosa ma non meno importante: le leggi che tutelano il lavoro femminile sono fondamentali, ma ovviamente passano sempre in secondo piano. Qui in Germania è stata approvata una legge federale per cui tutti i bimbi delle mamme lavoratrici hanno diritto ad un posto al nido = mamme rientrano al lavoro e un sacco di indotto dall’aumento degli asili (educatori, personale delle mense, personale di servizio). Da notare che la motivazione non era sociale ma economica: troppe donne non rientravano al lavoro dopo la maternità e si perdeva molto profitto.

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  3. Pietrina Deias

    l’evoluzione femminile stenta ad avere lo spazio che merita,in ragioni di dignità,libero pensiero,lavoro e retribuzione,diritto alla salute,comprese le gravidanze e relativo periodo di assestamento,tempo per se stessa e interessi che non sempre convergono con quelli del proprio compagno di vita.

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