Ruspa contro marmellata: il gran dibattito italiano sull’immigrazione

  
di Federico Cartelli per thefielder.net

Da quando l’immigrazione è diventata l’argomento più gettonato, due eserciti d’ultrà si fronteggiano quotidianamente in ogni spazio di discussione reale o virtuale. Sui social, in particolare, la singolar tenzone ha raggiunto livelli da psicanalisi. Da un lato, abbiamo gli indottrinati da Libero e dal Giornale che ormai non possono far a meno di una dose giornaliera d’odio e rabbia, fino a perdere qualsiasi tipo di compassione. Sei morto in mare? Ti sta bene. Sei morto di fame in un barcone? Ti sta bene. Sei morto asfissiato dentro un camion come un topo? Ti sta bene. Scappi da una guerra o da una situazione d’estrema povertà e sei stato caricato a forza in un barcone dopo aver subìto torture? Ti sta bene, e speriamo tu muoia nel corso della traversata, prima d’arrivare sul sacro suolo italiano. Arrivi morto sulle coste? Menomale, per stavolta l’abbiamo scampata. Che sia un clandestino irregolare, che sia un profugo, che sia un richiedente asilo non importa: l’importante è che queste persone — spesso definite come «scimmie», «negri» e altri delicatissimi epiteti — muoiano. Così vuole il virile pensiero breve, che ha nostalgia dei forni crematori. Se mostri anche la minima indulgenza o tentennamento, vieni etichettato come «buonista».
Non è poi così diverso, nei toni e nel linguaggio, dal trattamento che la vecchia Lega riservava ai meridionali. Tuttavia i meridionali, elettoralmente parlando, non tirano più: molto meglio gli immigrati, e il consenso s’impenna. Questi ultrà — che il più delle volte si definiscono persone profondamente religiose — passano le giornate a condividere sui propri profili notizie shock completamente inventate provenienti da fonti sconosciute, che narrano d’immigrati intenti a compiere le più atroci crudeltà contro gli italiani. Succede che poi il gestore di uno di questi siti venga denunciato e ammetta candidamente d’essersi inventato tutto solo per lucrarci sopra. Però, attenzione: se invece succede un fatto di cronaca dove davvero un clandestino compie una strage — come tragicamente avvenuto in Sicilia — apriti cielo: per gli ultras è un gol a porta vuota. Tutte le teorie dell’odio vengono confermate, e la partita riprende più furiosa che mai. Tanto, alla fine, è tutta colpa d’Alfano e Renzi.
Dall’altra lato, abbiamo un altro gruppo d’ultrà che assomigliano a caricaturali crocerossine con mistici sensi di colpa che vorrebbero salvarli tutti, aiutarli tutti, e diamine bisogna accoglierli tutti, altrimenti siamo dei nazisti che creano un nuovo Auschwitz. In fondo, è più moralmente accettabile creare una coop che lucra sul business dei migranti piuttosto che un campo di concentramento come volevano gli altri cattivoni. Su Facebook fioriscono pagine di novelli Gesù Cristo che a suon di foto di cadaveri e di status che garantiscono il diabete istantaneo — nonché una pioggia di like e un ritorno di popolarità — vogliono illuminare le menti e convertire i cuori. Non riesci più a prendere un autobus da sola in periferia perché sei l’unica italiana nei paraggi? Vivi in un condominio e il prefetto ti manda venti gioiosi clandestini a vivere nell’appartamento a fianco? Illumina la tua mente e converti il tuo cuore! Apri una mozzarella, come nella pubblicità, e andrete subito d’accordo.
Non la pensi così? Fai notare che forse questa cosa dell’accoglienza facile è leggermente sfuggita di mano? Ah, ma allora sei uno spregevole razzista, un fan di Salvini — non hai mai votato Lega ma fa lo stesso, sei leghista, lo so io che ti “conosco” da dieci secondi su Facebook — e, ovviamente, un fascista. Succede poi che il buon samaritano senta al telegiornale di una ragazza che è stata violentata da un clandestino; dopo qualche giorno, però, emerge la verità: il presunto stupratore non è un clandestino, è un italiano. E allora di corsa su Facebook a gioire, a dimostrare ai razzisti che quella violenza l’ha consumata un italiano. Avete visto? Gli immigrati sono buoni! E la vittima? Vabbè, pazienza, non è fondamentale. L’importante è aver dimostrato la propria superiorità antropologica ai razzisti e aver dato una lezione di civiltà ai fascisti: anche per oggi l’ego è stato appagato. Ora si può tornare a leggere la costituzione più bella del mondo e a spolverare il ritratto di Santa Laura Boldrini. Tanto, alla fine, è tutta colpa di Salvini.
Quando questi due eserciti vengono in contatto, succede l’irreparabile. I professionisti dell’odio contro i professionisti della commozione. Ruspa contro marmellata. Ed è subito un diluvio d’insulti irripetibili, di risse verbali che si chiudono con l’augurio di morte reciproca. Mi chiedo che cosa ci sia d’edificante in un dibattito di questo tipo, dove domina l’irrazionalità e dove persino la foto del cadavere di un bambino di tre anni viene usata come arma, anche politica. Il problema, forse, è proprio questo: molti non riescono a osservare i fenomeni separando le convinzioni politiche da quelli che dovrebbero essere i valori interiori innati e intangibili, ricordando che tra il bianco e il nero ci sono molte tonalità di grigio. La corsa alla pornografia dell’orrore, alla subdola spettacolarizzazione, allo shock emotivo sta generando una palude d’imbarbarimento e di povertà intellettuale nella quale si trovano a proprio agio solo gli ultras, per i quali la priorità è sfamare le proprie compulsioni piuttosto che dibattere civilmente e cercare una soluzione ai complessi problemi dei nostri tempi.

*Vignetta di Giacomo Bonino.

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