Lottieri: l’UE non dica agli Stati quali imposte ridurre

  
Carlo Lottieri ci ricorda che non è compito dell’Unione Europea dire agli Stati quali imposte ridurre (posto che l’annuncio di Renzi possa davvero essere credibile).

 

“Dopo che il governo ha annunciato di voler intervenire su Tasi e Imu, dall’Unione europea è venuto l’invito a lasciar perdere. Non è stata una presa di posizione ufficiale, ma questo modo un poco obliquo di mandare avvertimenti fa parte dello stile euroburocratico.

A Bruxelles prevale l’idea che ridurre le tasse sulla casa non aiuti la crescita. Si ritiene che sarebbe meglio abbassare le imposte su profitti e lavoro: e può darsi che ci sia del vero. Ma bisogna pure chiedersi per quale motivo le autorità europee debbano sentirsi autorizzate a decidere cosa gli italiani dovrebbero fare. Se l’Europa ambisce a essere una realtà federale deve valorizzare il principio di sussidiarietà, lasciando queste scelte ai governi nazionali.

Per giunta, ridurre le tasse sugli immobili significa lasciare comunque più soldi a investitori, lavoratori e consumatori (che spesso pagano Imu e Tasi): con tutto quello che ne discende. Vuol dire anche favorire un rilancio dell’edilizia, un settore che a detta di tanti in forma un po’ retorica è considerato in qualche modo trainante.

A Bruxelles, da tempo, va di moda la formula secondo cui si dovrebbe spostare la tassazione “dalle persone alle cose”: che vuol dire tutto e nulla. Ovviamente le cose non pagano imposte: pagano solo le persone.

E allora si tratta piuttosto di capire che attenzione si vuole riservare al risparmio. E si tratta anche di vedere nella logica opportunistica del potere pubblico quale metodo di sottrazione delle risorse private si rivela più efficace.

In effetti, in Italia da decenni si è privilegiata l’imposizione sugli immobili perché la casa è un bene difficile da nascondere e quindi la si può tassare in maniera abbastanza agevole. Quello a cui si è assistito è stato un esproprio surrettizio essenzialmente motivata dalla crescente necessità, per lo Stato, di disporre di sempre più denaro. Per giunta, la casa è un bene che non si può spostare da una giurisdizione all’altra e quindi si sottrae alla competizione fiscale che spinge verso il basso il prelievo.

Non è un caso se Renzi, nel suo annunciare tagli al prelievo fiscale, abbia fatto questa scelta. Il suo è un calcolo politico ben preciso che nasce dalla consapevolezza che gli italiani nel loro essere spesso proprietari sono esasperati dall’accanimento del sistema tributario proprio sugli immobili.

Va aggiunto che dinanzi a un sistema previdenziale (di Stato) che ormai è alla frutta, l’investimento sulla casa è per molti un modo di costruirsi un reddito privato, autonomo, familiare. Molti cinquantenni sanno che non avranno dall’Inps una vera pensione quando saranno in età molto avanzata e per questo motivo oggi sono orientati a risparmiare per disporre di un capitale, preferibilmente immobiliare, che possa garantire loro un reddito negli anni a venire, evitando di pesare su figli e nipoti.

Bruxelles sbaglia se prova a sbarrare la strada al taglio della Tasi e dell’Imu. Chieda semmai al nostro governo di tenere in ordine i conti, evitando che le uscite superino le entrate. Ma se poi a Roma si vuole abbassare questa imposta o quell’altra, l’Unione non si opponga. Non è il suo lavoro”.

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