Wikispesa: carburanti, accise, destinazione fondi e costi – opportunità 

Torniamo a parlare delle accise sui carburanti e della loro destinazione.

Le accise, termine che deriva dal latino “accensare”, ovvero “tassare”, sono le imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. Gravano sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’IVA che incide sul valore.

In Italia le accise più rilevanti sono quelle relative ai prodotti energetici, in particolare sull’acquisto dei carburanti, gravano un insieme di accise istituite nel corso degli anni allo scopo di finanziare diverse emergenze. Alcune di queste, sebbene nel frattempo superate, rimangono ancora nella composizione della tassa, risultando talmente anacronistiche da suscitare rassegnazione e sarcasmo tra cittadini e commentatori.

Le accise sui carburanti continuano così ad essere giustificate, almeno formalmente, dai seguenti scopi:

 

 hanno la facoltà di imporre accise regionali sui carburanti:
  

Aumenti fino al 2021

In 4 anni (2010-14) il prezzo della benzina al consumo in Italia è aumentato di 27 centesimi, di cui 23 dovuti alle tasse e 4 al cambio.

Inoltre dal primo gennaio 2015 aumenteranno ancora con 2/3 centesimi aggiuntivi sulle accise, in un incremento progressivo fino al 2021 già previsto da clausole di salvaguardia contenute in diversi provvedimenti, senza considerare peraltro l’aumento dell’IVA”.

Eppure, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva proclamato la necessità di interrompere un assurdo, a suo dire, cumulo di aumenti di scopo per scopi in realtà anacronistici: “Paghiamo ancora l’addizionale di accisa sulla benzina per la guerra d’Etiopia. Entro l’anno razionalizziamo queste voci ridicole”, aveva annunciato ospite alla trasmissione Porta a Porta del 23 maggio 2014.

Crollo del prezzo del petrolio e tagli: i risparmi ottenibili

A Dicembre 2014 prosegue la flessione del prezzo del petrolio e crolla il valore del Rublo. L’oro nero, al barile, si vende a meno di 60 dollari: gli indici Brent e Wti (rispettivamente l’olio minerale di riferimento Usa ed europeo) sono a quota 59 e 55$ circa.

Il crollo del prezzo del petrolio segue ad una sua sovra-produzione americana del 60% che ha messo sul mercato circa 5 milioni di barile al giorno, mentre dall’inizio della crisi economica mondiale si è chiesto meno del previsto. Complessivamente, negli ultimi dieci anni la flessione dei consumi petroliferi è stata del -36%, più del doppio rispetto a quanto accadde in occasione del secondo shock petrolifero (fonte UP), mentre a livello mondiale il 2014 si è chiuso a 92,4 milioni di barili al giorno, 200 mila in meno del previsto (stime IEA).

Il greggio si compra a -50% rispetto al suo valore di giugno 2014, quando servivano circa 110 dollari per i 159 litri. Seguono benefici per le imprese e i Paesi importatrici come l’Italia e i suoi consumatori, tuttavia la componente fiscale sul prezzo finale risulta ancor più un costo-opportunità per l’economia: accise e IVA sui carburanti si attestano intorno al 60% del costo, rendendo il prezzo finale molto più rigido e insensibile alle dinamiche di prezzo di mercato. 

  

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