Letture: La mente servile – di Kenneth Minogue

  
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Nel ventesimo secolo il destino di tante vittime del comunismo ha assunto in molti casi un aspetto paradossale. Mentre quegli oppositori scalavano muri e cercavano in altri innumerevoli modi di accedere alla libertà dell’Occidente, i nostri intellettuali proclamavano con entusiasmo che proprio i regimi comunisti rappresentavano il futuro. Ora sta andando in scena una situazione simile. Mentre le vittime dell’arretratezza e del dispotismo del Terzo Mondo si riversano in Occidente, gli stessi intellettuali – chiusi nella loro torre d’avorio – affermano che da noi la vita è un incubo in termini di ineguaglianza e oppressione.

Ne La mente servile, uscito in lingua inglese nel 2010, Kenneth Minogue esamina in che modo la nostra intellighenzia continua a perseguire l’ideale della perfezione sociale ed evidenzia come questo sogno stia distruggendo proprio i fattori che hanno fatto sì che l’Occidente potesse esercitare un fascino irresistibile per i popoli degli altri paesi.

Il libro cerca di capire come la moralità occidentale si sia trasformata in una semplice posa e in un’esaltazione acritica di talune cause: dalla soluzione del problema della povertà all’instaurazione della pace, alla lotta contro il riscaldamento globale. Anziché agire moralmente, sostiene Minogue, preferiamo chiedere al potere pubblico di addossarsi l’onere di risolvere i nostri problemi sociali. L’aspetto di cui non ci rendiamo conto è che, più permetteremo allo Stato di determinare le nostre convinzioni più intime e il nostro ordine morale, più avremo bisogno che ci venga detto come comportarci e cosa pensare.

Come scrive Franco Debenedetti nella prefazione, «il passaggio dalla libertà individuale alla sudditanza collettiva è la riduzione dello spazio della vita morale dell’individuo. Delegando allo Stato il compito della propria protezione, l’individuo accetta che l’infinita varietà degli orizzonti personali e il valore delle energie investite per realizzarli sia sostituito dalla presunta sicurezza di un futuro predeterminato dallo Stato».

Kenneth Minogue, filosofo politico britannico di origine australiana, è Professore emerito di Scienza Politica alla London School of Economics. È stato Presidente della Mont Pelerin Society, l’associazione internazionale di studiosi liberali fondata da Friedrich A. von Hayek. In Italia è stato pubblicato un suo importante saggio del 1963, La mente liberal (Liberilibri 2011).
Recensioni e segnalazioni:

Corriere della sera, 3 ottobre 2012: «Lo Stato «buono» divora i figli», di Paolo Valentino;

Il Foglio, 4 ottobre 2012: «Indebitati e servili. Ecco l’Europa del welfare secondo il prof. Minogue», di Paola Peduzzi;

Libero, 4 ottobre 2012: «II governo italiano non è democratico», di Luciano Capone;

Il Giornale, 4 ottobre 2012: «Servi, infantili e immorali. Così ci vuole lo Stato sociale», di Bruno Giurato;

L’Opinione, 9 ottobre 2012: «Minogue e quei docili servi del welfare», di Stefano Magni

Il Giornale, 30 giugno 2013: «Minogue, il conservatore che amava la libertà», di Carlo Lottieri

Il Foglio, 2 luglio 2013: «La lezione di Minogue utile per noi europei un po’ “asserviti”», di Franco Debenedetti

Il Sole 24 ore, 4 ottobre 2013: «La società della partecipazione che piace al re e al filosofo», di Alberto Mingardi

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