Cassa Depositi e Prestiti, un pachiderma che si muove nell’ombra

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di F. Simoncelli su thefielder.org

La notizia degli ultimi giorni ha riguardato i vertici di Cassa Depositi e Prestiti. Il grande pubblico non vi ha prestato attenzione. Perché la CDP è un’agenzia governativa che rimane perlopiù nell’ombra. Viene citata poco dai media, e le poche volte che accade la maggior parte delle persone presta orecchio a fatti riguardanti i depositi postali; il resto, lo lascia correre. Di conseguenza, la notizia di una probabile elezione di Claudio Costamagna a presidente della CDP non ha causato scalpore. Avrebbe dovuto? Dal conflitto d’interessi che salta subito all’occhio, si direbbe di sì. Ma anche questa è una notizia vecchia in Italia. Finché non ci sono problemi riguardanti i depositi postali e, più in generale, il risparmio postale, le persone tendono a soprassedere.

I media, infatti, hanno descritto la situazione in quest’ottica, puntando sulla noncuranza degli attori di mercato italiani. Perché i media adottano una politica in sintonia con quella dei pianificatori centrali: non agitare le acque. Di conseguenza, si sono limitati a descrivere il personaggio in questione, sollevare dubbi sulle sue attività e riportare nel più breve numero di battute la notizia. Di risparmio postale e depositi postali nessuna traccia. Quindi gli italiani non se ne sono preoccupati.

Il problema è che la storia non finisce con la semplice nomina: quel che non si dice riguardo alla CDP è molto di più. Infatti, si presume che tale agenzia governativa sia in grado di spendere oltre le sue capacità, e quindi non fare deficit, per finanziare gli investimenti in cui decide di lanciarsi. Davvero è possibile una cosa del genere? Se ci si gira dall’altra parte, tutto è possibile. Il deficit della CDP non viene conteggiato on-budget, ma off-budget. Ebbene sì, se davvero dobbiamo berci la favoletta dello Stato-imprenditore, allora con essa dobbiamo sciropparci il pacchetto completo, compresa la possibilità d’avere una doppia contabilità. Tutti gli Stati hanno una doppia contabilità; le loro passività si estendono ben oltre il debito che viene riportato sovente nelle statistiche economiche ufficiali. Ad esempio, negli Stati Uniti queste passività ammontano a più di $200,000 miliardi. Questo significa che il governo dello zio Sam dovrebbe trovare nell’immediato un tale ammontare di denaro, investirlo da qualche parte e ricavare nel prossimo futuro un 5% dai suoi investimenti. Nel panorama economico represso d’oggi con rendimenti ridicoli anche per i junk bond e dove si prospetta l’idea di creare bad bank a catena che possano emettere titoli per finanziarsi? Buona fortuna.

L’Italia non fa eccezione. Sebbene si dica che il suo deficit ufficiale sia inferiore al 3%, quello reale è ben più profondo. Basta solo cambiare le regole del gioco per far sembrare tutto lecito.

Ma ecco la parte importante, perché qui entrano in gioco i depositi postali e, più in generale, i risparmi degli italiani. Infatti, la CDP finanzia gli investimenti in cui decide di puntare attraverso gli stessi depositi che i correntisti pensano siano al sicuro in cassette di sicurezza e sfornino magicamente interessi. Ciò che non sanno è che, sebbene possano ritirare contanti qualora ne avessero bisogno, il denaro depositato è sparito. È stato prestato per finanziare un qualche progetto sponsorizzato dallo Stato. Il problema con questi progetti è che hanno lo scopo di soddisfare desideri clientelari e spesso sono improduttivi, lasciando un buco all’interno del bilancio del creditore.

Se stessimo parlando di un libero mercato, non esisterebbe una cosa del genere, perché secondo le regole del diritto commerciale quell’entità che avesse investito denaro frodando i propri correntisti e poi l’avesse perso, avrebbe dovuto rispondere davanti alla giustizia delle sue malefatte. Nel nostro caso non è possibile portare lo Stato in tribunale. Non solo: esso può tamponare temporaneamente i buchi di bilancio delle sue agenzie facendo rifornimento dal suo bancomat pressoché illimitato. È per questo che le tasse non diminuiscono. In passato sono stati commessi errori economici che infine devono esseri pagati. Rimandarli nel tempo acuirà solamente la loro portata e il dolore economico risultante.

La CDP, quindi, rimane nell’ombra. Questo le permette di muoversi come meglio crede sfruttando il meccanismo della riserva frazionaria per sfornare favori clientelari. La prova? Le tasse non sono diminuite. Il debito non è diminuito. Le spese non sono diminuite. Questo a riprova di uno Stato in bancarotta come l’Italia che tenta di dare l’illusione di prosperità fornendo guadagni inattesi a tutti quei capitalisti clientelari che si abbeverano alla sua fonte. Ora i bilanci delle famiglie sono saturi; i bilanci delle banche commerciali continuano a essere disastrati e pingui di sofferenze.

Quindi è stato dapprima necessario l’ukase di Draghi nel 2012 per permettere all’illusione di continuare e poi il QE di quest’anno. Misure implementate solo per guadagnare tempo, calciare un po’ più in là il barattolo e cercare di nascondere una verità ovvia: l’Europa e l’Italia in particolare sono in bancarotta. Ma l’invadenza della BCE sta cercando di ritardare quanto più possibile quest’esito inevitabile, diventando a tutti gli effetti un market maker nel mercato obbligazionario statale. Questo influisce anche sui buoni fruttiferi postali che, emessi da CDP e garantiti dallo Stato italiano, rappresentano il modo attraverso il quale sequestrare nel modo più legale possibile risorse dal mercato e consegnarle nelle mani di un gruppo di sperperatori cronici e irresponsabili finanziari. Non a caso le obbligazioni statali sono le uniche che hanno una tassazione al 12,50%, diversamente da altri asset. Inoltre, il denaro raccolto da queste obbligazioni finisce per finanziare progetti improduttivi che o non vedranno mai la luce o saranno inutili una volta finiti. E tutto questo dopo aver mollato allo Stato il proprio denaro affinché venisse ulteriormente tassato, finisse in progetti sconclusionati e rendesse pressoché nulla grazie al bazooka monetario dello zio Mario? Stiamo parlando ancora d’investimenti? Non credo proprio.

L’esuberanza irrazionale nei mercati obbligazionari, alimentata dalla BCE, ha creato per l’ennesima volta l’illusione che stavolta le cose andranno diversamente. Non è così. Non è mai andata diversamente. Le azioni contenute nel libero mercato, rappresentate dalle migliaia di miliardi di scelte operate ogni singolo giorno dagli attori di mercato, garantiscono un esito avverso a quello presupposto dai pianificatori centrali. Questo include anche i dirigenti della CDP. Ora avete un motivo per non far più rimanere nell’ombra questo pachiderma statale.

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