Reggia di Caserta, una storia d’ordinario declino

Reggia-di-Caserta

Un articolo su thefielder.net a cura di L. Valente

La Reggia di Caserta, o Palazzo Reale di Caserta, è una dimora storica famosa per essere stata costruita nel posto sbagliato, così come le restanti dimore storiche e opere architettoniche costruite sulla penisola italica. È stata proclamata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, e nel 2013 era il decimo sito statale italiano più visitato, con 439.813 visitatori. Il merito di tanta affluenza non è certamente dell’illuminata gestione del sito, bensì della grandiosità del Palazzo, che il tempo e l’incuria non sono riusciti ancora a intaccare sensibilmente. La Reggia di Caserta, insomma, campa di rendita, in pieno stile italiano. Prima che gli anni facciano crollare gli stucchi, infestare i giardini dai rovi, scrostare la facciata e ridurre l’edificio all’aspetto di una piramide maya nella foresta pluviale, la Reggia potrà sperare ancora in un cospicuo numero di visitatori.

Chi scrive è un assiduo frequentatore del luogo, ma prima di dire delle altre cose (orribili) che vi ha visto, vuole ricordare l’ultimo episodio di mala gestione e di totale disinteresse per i turisti e per il buon funzionamento del sito. Domenica 7 giugno, dalle 8:30 alle 11:30, la Reggia è rimasta chiusa senz’alcun preavviso a causa di un’urgente assemblea sindacale per il problema dei venditori e dei parcheggiatori abusivi. I turisti, giunti da tutta Italia, sono rimasti fuori dai cancelli ad attendere sotto il sole. Molti hanno abbandonato ogni speranza e se ne sono andati, sebbene avessero già pagato il biglietto, ma chi è rimasto ha potuto riempire i portafogli delle decine di venditori abusivi dei quali si stava discutendo nell’assemblea sindacale.

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Un avvenimento vergognoso ma che non deve sorprendere. I sindacati italiani, ancorati a una logica luddista, ostruzionista, arcaica e corporativista, non fanno altro che ostacolare il corretto svolgimento delle attività, scaricando i problemi sui consumatori, spesso costretti a sopportare più disagi di quanti non ne crei già lo Stato italiano. Inutile sottolineare che dopo l’assemblea sono tutti tornati al lavoro: personale della Reggia, guide turistiche, venditori abusivi e parcheggiatori.

Non sono però episodi del genere a corrodere lentamente la credibilità dell’Italia e della Campania nella gestione dei siti d’interesse culturale. Il problema è strutturale, quotidiano. Di quest’assemblea, tra un mese o anche meno, resteranno solo gli articoli scritti su Internet, ma nel ricordo della gente sarà sparita. Nulla, però, farà sparire gli innumerevoli segnali di degrado che già dai dintorni della Reggia fanno presagire una visita turistica gradevole per chi indossa ottimi paraocchi.

Il parco antistante la Reggia, che dovrebbe dare il benvenuto ai turisti di tutto il mondo, è spesso lasciato all’incuria (foto a lato tratta da Giornalettismo.com; qui l’album completo), con un prato infestato da una gradevole erbetta che supera il ginocchio e da rifiuti d’ogni tipo. Gli alberi che fanno da cornice a questo parco, poi, danno ombra a famiglie di rom che paiono essersi sistemate stabilmente, inquinando con rifiuti non solo il terreno, ma anche i viali adiacenti. La sensazione è d’attraversare un parco abbandonato in una zona post–apocalisse nucleare, se non fosse per il magnifico sfondo offerto dalla facciata della Reggia.

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Il viale principale che conduce all’ingresso è invece lasciato ai venditori abusivi, che accompagnano i turisti fino alla biglietteria e nei porticati della Reggia. La cosa sorprendente è che un visitatore deve passare per la biglietteria per accedere ai porticati, e non si spiega perché molti venditori abusivi siano già lì. Avranno pagato anche loro? A giudicare da come siano ben integrati col personale che gestisce il sito, si potrebbe pensare di no. Durante la visita di papa Francesco il 26 luglio 2014, tutti i rom furono sgomberati e i venditori abusivi cacciati via, ma dal giorno dopo era tornato tutto alla normalità.

Il biglietto è un’altra nota dolente. Se un tempo era possibile pagare una piccola somma per accedere ai giardini, mèta di schiere di ragazzi, e una somma più cospicua per gli appartamenti reali, ora c’è un solo biglietto di 14 euro, nei quali non è incluso alcun servizio particolare. Cosicché i giardini, un tempo frequentatissimi da ragazzi e turisti d’ogni età, sono divenuti pressoché deserti anche d’estate. Fa discutere anche l’orario di chiusura, fissato per il tramonto.

Verrebbe da obiettare che forse l’accesso così economico ai giardini li rendesse preda di vandali e scapestrati, o che un afflusso così sostanzioso di turisti che si recavano solo per una gita nel verde rendesse difficile poi la pulizia e la manutenzione del parco, ma non è così: il parco è mantenuto esattamente come prima. Male. A onor del vero: a differenza del parco antistante il Palazzo, il parco reale ha un prato ben tenuto, ma la manutenzione finisce qui.

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I boschetti sono impraticabili. I sentieri sono dissestati, con pozzanghere perenni. Gli alberi sono poco curati, ed è evidente che nessuno passa a rimuovere i rami caduti dopo le giornate di vento, perché sono tutti lì a seccare, a volte ostacolando persino i sentieri. Le vasche delle superbe fontane sono costantemente infestate dai muschi e da alghe galleggianti, che si accumulano in prossimità delle cascate. Qua e là può apparire qualche murale, ma vengono cancellati con tempistiche accettabili.

I giardini inglesi, bellissimi e ricchi di specie vegetali ognuna con opportuno cartellino a classificarla, sarebbero forse più godibili se avessero qualche indicazione in più per muoversi. Stiamo parlando di giardini molto vasti, nei quali è facile perdere l’orientamento e difficile trovare un bagno. Un tempo erano affiancati da un piccolo chiosco che vendeva bibite a un prezzo da estorsione, ma utilissimo, perché essi si trovano in fondo al parco reale, che si estende per 3 km; ma attualmente il chiosco è chiuso, e spesso lo sono anche i bagni accanto. Piccola curiosità: è specificato, nei giardini inglesi, di non calpestare l’erba e tenersi sui sentieri; non si spiega dunque perché alcuni cartellini che classificano le piante siano stati messi alla base delle stesse, a volte a diversi metri dal sentiero, rendendo impossibile la lettura anche a chi ha vista perfetta.

Discutibile la decisione d’aprire i viali principali del parco anche alle auto, che turbano il godimento del luogo e costringono i turisti a un continuo defilarsi, come fossero nelle strade del centro. Dopotutto, è possibile già percorrere in lungo l’intero parco reale usufruendo di un servizio di navette di una compagnia locale, che alla «modica» cifra di 2,50 euro accompagnano i turisti per 3 km a salire e 3 km a scendere.

La visita agli appartamenti reali è forse organizzata meglio, ma non sono rare le lamentele di chi chiede una radioguida e si sente rispondere che hanno tutte le pile scariche. Per fortuna, con 2 euro è possibile comprare una guida cartacea dai venditori abusivi alla base del famoso scalone reale, quello che appare anche in Guerre stellari. In generale, l’esperienza della visita alla Reggia di Caserta lascia meravigliati per la grandiosità degli ambienti interni e la superbia del parco reale, ma è difficile non notare tanti segni che dimostrano lo stato d’incuria del luogo. È chiaro che non può andare avanti così.

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Nel 2013, gli introiti netti furono di 1.319.939,23 euro; nel 2014, di 1.717.179,27. Viene da chiedersi perché, nonostante un aumento significativo degli introiti, le condizioni del sito siano in continuo degrado. Probabilmente è colpa dello Stato, della Regione, della società, della mentalità del luogo o, secondo i complottisti, della monarchia di Naboo.

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