Accise “provvisorie”? Non proprio!

Un bellissimo articolo di Gianola su thefielder.net

In Italia sembra che non ci sia nulla di più permanente del… provvisorio: così è per i provvedimenti di emergenza e così è, soprattutto, per le imposte.
Non c’è argomento più attuale visto l’ennesima introduzione di un aggravio fiscale sui carburanti, dopo l’introduzione di una maxi accisa ad inizio anno – a seguito del decreto, senza alcun ritegno, ribattezzato “salva Italia” ma che, visto il livello di tassazione raggiunto” sarebbe stato più onesto chiamare “spoglia Italia” – che ha provocato un crollo dei consumi di benzina e diesel con un danno consistente alle casse erariali per i mancati introiti, come avevamo già analizzato in un articolo qualche tempo fa.
Con il dramma del sisma che ha colpito i paesi dell’Emilia Romagna, il Presidente del Consiglio, che pochi giorni prima aveva fatto approvare un provvedimento che escludeva rimborsi da parte dello Stato in caso di calamità naturali, si è affrettato a imporre un’accisa straordinaria di 0,02€/L su ogni forma di carburante per finanziare un fantomatico fondo per la ricostruzione delle terre colpite dal terremoto. Tutt’oggi, gli Italiani pagano un gran numero di accise volte a finanziare questa o quell’emergenza e che, con il tempo, sono divenute strutturali nel prezzo della benzina. In effetti se si guardasse la scomposizione dell’accisa oggi esistente ci sarebbe da riflettere:

  

Si nota facilmente che la maggior parte della situazioni che generarono la necessità di un prelievo aggiuntivo si siano naturalmente estinte. O qualcuno crede che i nostri soldati stiano ancora combattendo in Africa?
Queste accise, dettate da una necessità contingente di entrate supplementari, con il tempo sono divenute strutturali, fonte di entrata primaria per lo Stato e hanno abbandonato, quasi da subito, la loro natura emergenziale. La sensazione che un osservatore esterno potrebbe avere, a questo punto, è quella che la straordinarietà, ovvero, l’emergenza non sia altro che un escamotage per una macchina drenante ricchezza ai cittadini per aumentare il prelievo a livelli superiori in via definitiva. Terminata l’emergenza, infatti, le risorse finanziarie derivanti dalla maggiorazione delle imposte vengono subito dirottate su altri capitoli di spesa finendo per diventare una componente irrinunciabile al finanziamento della Cosa Pubblica che, alla fine, altro non serve che a complicare la vita dei cittadini, attraverso una burocrazia asfissiante, e a distogliere risorse a investimenti, risparmio e crescita, attraverso una pressione fiscale improduttiva che, nel caso specifico va a pesare per oltre 41€cent su ogni litro di carburante. A tutto questo, occorre aggiungere l’imposta sulla fabbricazione di carburanti e la maggiore imposizione che ogni Regione potrebbe introdurre sulle vendite nei territori di propria competenza e, infine, l’imposizione IVA, oggi al 21%, che si applica sia sul prezzo puro sia sull’accisa: fatti due conti l’imposizione fiscale rappresenta oltre 85€cent sul prezzo finale della benzina e oltre 71€cent sul diesel.
Già ci sarebbe da discutere fortemente sulla modalità di formazione del prezzo dei carburanti in Italia, dove si registra una spiccata elasticità all’aumento del prezzo del future a tre mesi sul petrolio e un livello inspiegabile di staticità alla riduzione di questo. Tuttavia, se si facesse caso alla progressione nell’aggiunta di nuove accise a seguito di eventi particolari e la loro strutturalizzazione dovuta a una stabilizzazione della spesa pubblica da esse finanziata, come già descritto poch’anzi, l’attenzione sulla vera causa del folle costo dei carburanti in un Paese altamente dipendente da essi per i trasporti si dovrebbe concentrare sulla vera causa dell’incremento dei prezzi, senza scaricarlo demagogicamente solo sui petrolieri: lo Stato.
Ovvio che l’immagine dello Stato va a nascondere una certa classe dirigente che, negli anni, ha mostrato la sua incompetenza nel riformare la Cosa Pubblica in un’ottica di efficienza e di economicità, preferendo l’espansione dell’influenza delle PP.AA. in ogni campo, aumentando dipendenti e spesa, anche in veste clientelare. Poco importa che il consumo di carburanti sia già fortemente diminuito, poco importa che gli introiti fiscali da inizio anno siano calati in termini assoluti, generando un danno per l’erario, poco importa che i capitoli di spesa da sottoporre a una seria spending review siano noti a tutti, esiste un moloch, quello della spesa corrente, che non può essere toccato a livello politico evidente.
“Preferite meno tasse o meno servizi?”, vanno chiedendo taluni politicanti. Visto la condizione attuale dei servizi, sarebbe quasi da affermare che è più opportuno lasciare le risorse nelle tasche dei cittadini che, sicuramente, li impiegherebbero meglio rispetto alle amministrazioni pubbliche, sia in campo previdenziale sia in campo assistenziale, che rappresentano i principali capitoli di spesa nell’erogazione dei servizi a carico di tassazione e contribuzione generale.

Un pensiero su “Accise “provvisorie”? Non proprio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...