In Sicilia l’appello al bene comune nella nuova legge sull’acqua nasconde il solito carrozzone

L’undici agosto scorso l’Assemblea regionale siciliana ha approvato la nuova legge in materia di risorse idriche con il chiaro intento di farne un manifesto della rinverdita filosofia benecomunista avversa al mercato e all’iniziativa privata, senza preoccuparsi neanche un po’ tuttavia di predisporre una disciplina giuridica adeguata alle gravi ed impellenti necessità dell’Isola.

Tra i principi e le finalità della nuova legge l’articolo 1 non manca di annoverare affermazioni solenni che tradiscono un’impostazione ideologica radicale quali quelle che l’acqua è un bene pubblico estraneo a finalità lucrative, un patrimonio da tutelare per l’alto valore ambientale, culturale e sociale il cui utilizzo “ è un diritto umano individuale e collettivo, non assoggettabile a ragioni di mercato…”.

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