Torna l’incubo patrimoniale: Così fuggiranno altre ricchezze

di Carlo Lottieri

C’è qualcosa d’irragionevole in questa vicenda di una nuova patrimoniale che la Cisl intende proporre e che punta, secondo una demagogia ben nota, a togliere ai ricchi per dare ai poveri. L’idea di fondo è la solita: si vuole colpire i grandi patrimoni, sia finanziari sia (soprattutto) immobiliari, con l’obiettivo di aiutare gli strati più fragili della società. Il linguaggio è dei più classicamente populisti, perché evoca una sottrazione di ricchezza a cospicue rendite, intese come parassitarie, alfine di aiutare i bisognosi.

Ma purtroppo le cose sono più complicate.

Innanzitutto, è assurdo parlare di ulteriori imposte in un’Italia che ha ormai la leadership della tassazione: come hanno attestato anche le ricerche della Cgia di Mestre e di Impresa Lavoro di Udine. Invece che ridimensionare la spesa pubblica e tradurre in pratica anche solo alcuni dei suggerimenti formulati dalla spending review di Carlo Cottarelli, si vuole allargare ancor più l’ area dell’intervento statale.

Al posto di massicce privatizzazioni e liberalizzazioni ad ampio raggio, si suggerisce di mettere nuovamente le mani nelle tasche degli italiani. Ma se oggi cresciamo solo dello 0,2 al trimestre (in sostanza non cresciamo) è perché il settore pubblico è ipertrofico e quello privato è oppresso da ogni sorta di tassa e regolazione. Oltre a ciò non ha alcun senso immaginare che un accrescimento del prelievo tributario ai danni dei ricchi non abbia conseguenze sul resto della società. Nel Terzo Millennio capitali e persone si muovono costantemente in cerca di condizioni migliori. Oggi ben pochi sono disposti a farsi torchiare in patria e prima di soccombere emigrano verso lidi più ospitali. Se ne12015 numero si italiani benestanti già se ne stanno a Londra, insieme a molti giovani avventurosi che lavorano in ristoranti e in altre aziende di ogni tipo, è perché il Regno Unito resta a dispetto dei suoi molti problemi assai meno ostile alla ricchezza e alle logiche d’impresa.

In aggiunta a ciò, tassare le abitazioni ha conseguenze assai gravi anche peri meno abbienti, poiché si ripercuote sui canoni d’affitto e pure sulla possibilità di Covare un’ abitazione. Non va neppure trascurato che perfino un bene teoricamente «immobile» come la casa ha bisogno di ristrutturazioni e manutenzioni: non è poi così sottratto al tempo come sembra. Tassare ulteriormente la casa significa porre le premesse per una progressiva erosione del capitale e, di conseguenza, per un degrado delle nostre città.

L’odio di classe di quanti invitano a colpire i ricchi per aiutare i poveri è moralmente disdicevole: si tratta di una riverniciatura dell’invidia e di una riscrittura del risentimento. Oltre a ciò, esso produce terribili conseguenze sul piano economico, poiché è chiaro che impiegati e operai possono avere buone condizioni di vitae redditi dignitosi entro imprese che abbiano fatto cospicui investimenti. La produttività dei lavoratori è legata al capitale accumulato (alla qualità dei mezzi di produzione) e se lo Stato assorbe un’elevata quota della ricchezza è chiaro che il sistema economico, nel suo insieme, non avrà modo di progredire.

Nonostante la predicazione dei vari Piketty, non esiste una stretta correlazione tra il miglioramento delle condizioni dei più deboli e la riduzione delle disuguaglianze. Si può stare assai meglio in una società con molti milionari invece che in una radicalmente egualitaria. Sarebbe bene che anche alla Cisl ne prendessero atto.

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