Letture: La Grecia in crisi: una cronistoria 

  
Quella per cui la crisi greca sia tutta colpa di euro e politiche europee è un’idea molto diffusa. Peccato sia sbagliata. A dirlo sono i dati. Basta guardarli per capire come, ben prima dello scoppio della crisi del debito, Atene soffriva già di un livello di spesa pubblica, indebitamento e deficit che non avevano pari con nessun altro Stato europeo. Non solo: a superare la media europea erano (e sono tuttora) anche le malversazioni, gli sprechi, i tassi di corruzione ed evasione fiscale. Caratteristiche che hanno reso il Paese ben più vulnerabile degli altri alla crisi del debito sovrano che ha investito l’Europa a partire dal 2009. Pur con tutti gli errori compiuti, l’azione della Troika ha avuto come obiettivo quello di correggere queste storture.

La Grecia in crisi intende dimostrare che i problemi greci vengono da lontano: da governi che, dopo aver falsificato i conti per entrare nell’euro, hanno aumentato spesa e debito pubblico, fino a renderli insostenibili. Scelte prese in nome del consenso elettorale (fra pensioni a cinquant’anni e sussidi per le figlie nubili dei dipendenti pubblici) che hanno permesso loro di mantenere il potere, ipotecando però nel lungo periodo la salvezza del Paese.

Come scrive Oscar Giannino nella sua prefazione, «le belle pagine scritte da Matteo Borghi vi daranno piena misura dell’infondatezza dei luoghi comuni più triti che avete letto e sentito sulla vicenda greca. Questo scritto è dedicato soprattutto a chi ci ha creduto: che la Grecia è una vittima, che l’austerità l’ha ridotta così, che è tutto un trucco dei banchieri, e che chi obietta è un servo o un interessato sciocco dei crucchi cattivi, o meglio dei crucchi troppo dediti agli interessi loro. Leggete e ponetevi qualche domanda».

Matteo Borghi, laureato in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha conseguito un master in comunicazione “politica e istituzionale” presso l’Università Iulm. È giornalista professionista. Collabora con La Nuova Bussola Quotidiana, Libero e L’Intraprendente.

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